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Turismo: Assoturismo, stop tasse a turisti, pagano 2,5 mld l'anno a fisco

26 marzo 2015 | 20.38
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Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Confesercenti, critica la proposta Anci di istituire un nuovo tributo locale a carico dei viaggiatori che arrivano negli aeroporti o nei porti situati nel territorio delle nascenti città metropolitane

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(Foto Infophoto) - INFOPHOTO

"Non bastavano la tassa di soggiorno ed un’Iva sul turismo oltre la media europea: adesso si pensa anche ad istituire una tassa sui viaggiatori". Così Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo Confesercenti, sulla proposta Anci di istituire un nuovo tributo locale a carico dei viaggiatori che arrivano negli aeroporti o nei porti situati nel territorio delle nascenti città metropolitane.

Un’imposta dannosa e intempestiva, sottolinea Albonetti, "che non risolverà i problemi di bilancio degli enti locali e penalizzerà ancora di più i viaggiatori italiani e stranieri, proprio nel momento in cui si materializzano le prime speranze di ripresa per il settore turistico. A questo punto mi chiedo quanto ci vorrà prima che si inventino anche una 'tassa di uscita' sui turisti, da applicare nel momento in cui lasciano l’Italia…".

In Italia, rileva, "il turista è perseguitato dalle gabelle locali. Oltre alla già citata tassa di soggiorno, che a Roma ha raggiunto già 8 euro, esistono imposte sui traghetti, sui bus turistici e sull’ingresso in alcuni centri storici. Complessivamente, se includiamo il prelievo Iva sulle prestazioni turistiche, il fisco italiano pesa per circa 2,5 miliardi di euro ogni anno sui viaggiatori. Una vera stangata, e di questo gettito al turismo arriva poco o niente".

Esemplificativo, sottolinea, presidente di Assoturismo Confesercenti, "il caso dell’imposta di soggiorno, nata con lo scopo di assicurare agli Enti locali le risorse per potenziare i servizi turistici ma che troppo spesso ha finito per essere interpretata come uno dei tanti canali di finanziamento degli Enti, trasformandosi da tassa pro turismo a tassa sui turisti".

Per Albonetti, "è un atteggiamento controproducente. Il turismo vale circa il 10% del nostro Pil ed è uno dei più efficaci volani di sviluppo economico per i territori; ma se usiamo i turisti per fare cassa, rischiamo di indebolire l’appeal italiano ed allontanare i viaggiatori. Oltre a sprecare un’occasione storica: tra l’Expo e l’apertura del Giubileo, il 2015 potrebbe davvero essere l’anno della ripresa del turismo. Ma una ripresa da sostenere, non da soffocare".

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