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Burioni e Silvestri: "Terapia plasma incoraggiante ma non miracolosa"

01 settembre 2020 | 12.11
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Un'analisi critica dei risultati dello studio osservazionale sull'uso del plasma convalescente come terapia dei casi severi di Covid-19, condotta negli Stati Uniti sotto la direzione di Arturo Casadevall e diffusa su 'MedRxiv', dimostra che l'efficacia clinica del trattamento, "pur presente, non è tuttavia drammatica. Questo per ribadire a chi parlava di terapia miracolosa che i miracoli avvengono solo in contesti diversi da quello scientifico". Lo scrivono Roberto Burioni, virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, in un articolo pubblicato sul sito 'MedicalFacts', fondato da Burioni. "C'è un segnale positivo che ci autorizza a continuare ad approfondire questa interessante opportunità terapeutica, ma non c'è ancora una conferma definitiva di efficacia terapeutica", ricordano i due scienziati.

"Il direttore di questo studio, Arturo Casadevall, è un'autorità mondiale nel campo delle malattie infettive - sottolineano Burioni e Silvestri - E' infatti professore ordinario presso una delle più prestigiose università statunitensi, la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora".

Lo studio ha esaminato 35.322 pazienti trasfusi. "I dati mostrano una efficacia clinica piuttosto limitata della terapia - osservano gli scienziati - Primo, la mortalità a 7 giorni e soprattutto la mortalità a 30 giorni complessiva è elevata (intorno al 25%), e in linea se non maggiore di quella che si riscontra nei Covid severi non trattati con plasma convalescente, quindi suggerendo indirettamente che se l'efficacia clinica del plasma è presente non è tuttavia drammatica. Va però detto che, specialmente all'inizio dello studio, venivano selezionati pazienti a rischio molto alto di complicazioni fatali".

"Sono invece interessanti alcuni risultati secondari - proseguono Burioni e Silvestri - Tra cui i seguenti: la conferma del fatto che la mortalità cala con il passare del tempo dall'inizio della pandemia, possibilmente a causa di migliore terapia di supporto e protocolli di ventilazione; la differenza tra i pazienti trattati entro 4 giorni, la cui risposta è migliore di quelli trattati più tardi, a riprova che una terapia 'antivirale' ha senso solo se fatta nelle fasi abbastanza precoci della malattia".

Infine, "il fatto che i pazienti che sono stati trattati con plasma che conteneva alti livelli di anticorpi abbiano avuto un decorso della malattia significativamente migliore dei pazienti che hanno ricevuto unità di plasma con livelli più bassi di anticorpi", concludono i due scienziati.

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