Camera e Senato approvano la risoluzione della maggioranza sul Dfp

04 maggio 2026 | 15.38
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Dopo una settimana di lavori intensi nelle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, culminati con la conclusione dell’esame in sede referente, il Documento di finanza pubblica è stato trasmesso alle Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama per la discussione e l’approvazione finale. In questa sede si è svolto il confronto politico sulle risoluzioni presentate dai gruppi parlamentari: una a sostegno della linea della maggioranza, una del centrosinistra e una proposta da Azione. Il dibattito si è concentrato sull’impostazione complessiva del Documento, sulle prospettive dell’economia nazionale e sui margini di intervento della politica di bilancio nel contesto europeo e internazionale. Al termine delle dichiarazioni di voto e delle operazioni di scrutinio, entrambe le Assemblee hanno approvato la risoluzione della maggioranza. Alla Camera dei deputati il testo ha ottenuto 180 voti favorevoli e 97 contrari, mentre al Senato della Repubblica i voti a favore sono stati 96, a fronte di 60 contrari. L’approvazione della risoluzione di maggioranza ha comportato la conseguente bocciatura delle altre due risoluzioni presentate dalle opposizioni. Il voto ha così sancito l’indirizzo politico che il Parlamento ha inteso conferire al Governo in relazione ai contenuti del Documento di finanza pubblica. Nello specifico la risoluzione approvata impegna l’Esecutivo su diversi fronti, tra cui l’avvio di un dialogo strutturato con le istituzioni dell’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere il riconoscimento dell’eccezionalità del quadro economico e finanziario attuale, anche al fine di valutare una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia previste dal Patto di stabilità e crescita. Nel corso del dibattito in Aula è intervenuto il Ministro dell’Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha richiamato l’attenzione sui vincoli legati all’elevato livello del debito pubblico, sottolineando come un Paese fortemente indebitato veda inevitabilmente condizionata la propria autonomia dalle dinamiche dei mercati finanziari, dal peso degli interessi sul debito e da margini fiscali più ristretti.

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