Fidanza: "La sovranità digitale è una priorità strategica, l’Ue regola tecnologie che non produce e non controlla"

L’europarlamentare di Fratelli d’Italia interviene alla presentazione del nuovo dell’intergruppo parlamentare italiano per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica: “Occorrono capacità industriale, infrastrutture e competenze”

Carlo Fidanza
Carlo Fidanza
25 marzo 2026 | 19.32
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“L'Europa è il legislatore più avanzato al mondo, ma la verità è che continuiamo a regolare tecnologie che non produciamo e non controlliamo. Non si può essere davvero sovrani soltanto con le norme”. Lo ha detto l’europarlamentare Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia, Conservatori e Riformisti europei) in un messaggio video inviato in occasione della conferenza stampa alla Camera dei Deputati durante la quale è stato presentato il neo-nato intergruppo parlamentare italiano per la sostenibilità digitale e la sovranità tecnologica. Promosso dall’onorevole Enzo Amich (Fratelli d’Italia), l’intergruppo si avvarrà del supporto scientifico dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

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Nel mondo del digitale ci sono tre grandi modelli, ha spiegato l’eurodeputato. “Quello americano, fondato su pochi grandi operatori privati che controllano infrastrutture, piattaforme e intelligenza artificiale; quello cinese, dove tecnologia e stato sono perfettamente integrati in una strategia nazionale; e quello europeo, che spesso rischia di essere un modello di regolazione senza capacità”.

“La sovranità digitale richiede controllo”

Quanto a norme, infatti, l’Unione ha prodotto molto, “pensiamo al Gdpr, al Digital Services Act, al Digital Markets Act, all’AI Act”. Ma il punto, per Fidanza, è che “la sovranità digitale richiede capacità industriale, infrastrutture, e soprattutto controllo sulle tecnologie che guidano le nostre decisioni”.

Dunque, la vera sfida “non è soltanto dove stanno i dati, ma chi controlla i sistemi che li gestiscono, chi costruisce i modelli di intelligenza artificiale, chi decide le logiche che orientano le scelte economiche, sanitarie o energetiche”, ha continuato l’onorevole.

“Se queste logiche vengono progettate altrove secondo interessi e valori che non sono i nostri, allora la sovranità è inevitabilmente qualcosa di limitato”. Perché “il digitale non è più soltanto una questione economica o tecnologica, ma è diventato a tutti gli effetti una questione di potere”.

Passi in avanti, ma non basta

Ecco perché i pur importanti passi avanti fatti negli ultimi mesi, tra cui “la dichiarazione di Berlino e la recente risoluzione che abbiamo votato al Parlamento europeo”, che “hanno finalmente riconosciuto che la sovranità digitale è una priorità strategica”, non può bastare. Come non può bastare parlare solo di data center, semiconduttori, protezione dei dati”.

Un discorso che vale anche per l’Italia, dove allo stesso modo sono stati fatti “passi avanti significativi, come il polo strategico nazionale e gli investimenti del Pnrr per la digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Ma “dobbiamo essere consapevoli di un rischio: possiamo costruire infrastrutture moderne, possiamo mettere i dati in sicurezza, ma se non sviluppiamo anche competenze e tecnologie continueremo a dipendere da sistemi progettati da altri”.

Una visione forte per l’Italia in Europa

In questo quadro, per Fidanza il lavoro del nuovo intergruppo “è assolutamente fondamentale: serve un raccordo forte tra il Parlamento italiano, il governo, e naturalmente il Parlamento europeo. Ma serve arrivare ai prossimi dossier europei, penso su tutti al Cloud and AI Development Act, con una posizione italiana chiara, credibile, ambiziosa e possibilmente condivisa”.

“La sovranità digitale non significa chiudersi al mondo, significa avere la libertà di scegliere e di non essere mai completamente dipendenti da qualcun altro. L'Italia può giocare un ruolo da protagonista in questa sfida”, ha concluso.

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