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CConfindustria, Boccia: "Avanti su riforme e contratti, è interesse Paese"

11 giugno 2016 | 16.58
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Avanti sulle riforme, quelle costituzionali e quella contrattuale. E' il neo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a suonare la carica al suo 'debutto' dal tradizionale palco del convegno dei giovani imprenditori di viale dell'Astronomia a S.Margherita Ligure. E trova orecchie attente e terreno fertile negli under 40 di Marco Gay per i quali, sopratutto quella del referendum, “è l'occasione che non possiamo perdere". Sarà la riunione del Consiglio generale del 23 giugno a decidere formalmente sulla posizione di Confindustria ma la linea è ormai chiara: "questa è una stagione in cui le forze ideali prevalgono su quelle reali. Se abbiamo competenza e sono le nostre idee dobbiamo portarle avanti. Dobbiamo avere il coraggio. Ed è per questo che sono convinto che il 23 giugno cuore e testa convergeranno perchè è importante per il paese", spiega Boccia dal palco ammonendo ancora, all'indirizzo di quegli imprenditori dubbiosi o critici: ”il dibattito interno deve sbloccare la questione, dovrà emergere l'idea di Confindustria perchè non possiamo appiattirci sulla questione destra sinistra”.

D'altra parte, ripete più volte Boccia nel suo intervento, “noi i muri dei preconcetti, quelli dei pregiudizi e delle assuefazioni li sfondiamo e i ponti li costruiamo. Dobbiamo stare sui contenuti, fare scelte equidistanti dai partiti con coraggio”. E chi non si sentirà rappresentato, spiega ancora “uscirà da Confindustria, che è una associazione volontaria e libera, ma in tanti entreranno", dice ancora concedendosi una battuta: “non facciamo come Totò quando diceva: io il coraggio ce l'ho ma è la paura che mi frega". Un capitolo dunque spinoso per Boccia quello dell'appoggio al referendum costituzionale promosso dal governo Renzi, che però trova tutto l'appoggio di Emma Marcegaglia, 'madrina' di Boccia leader e past president di Confindustria. "Quando c'è chi dice che Confindustria si sdraia su Renzi o fa scelte politiche, non so se non sa o faccia finta di non sapere che lo spirito della riforma è nel dna di Confindustria; già nel '91 parlammo di raccogliere firme per un referendum sotto la presidenza di Pininfarina. Quindi, non facciamoci influenzare dalle sciocchezza e dalle stupidaggini, andiamo avanti sulla nostra strada e non ce la facciamo decidere da altri", ammonisce dal palco tra gli applausi. Marcegaglia per la quale , appunto, “il referendum è un occasione da non perdere”.

E avanti anche sul modello contrattuale. Una partita, quella con Cgil, Cisl e Uil, ereditata dalla presidenza Squinzi che si aprirà a breve senza attendere, al contrario delle ipotesi della prima ora, che si chiuda il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. “La riunione è imminente. E' ormai solo una questione di agende”, annuncia ancora Boccia che su questo ha le idee chiare: "andremo per aprire una grande piattaforma sullo scambio salario-produttività" senza nessuna intenzione di voler giocare al ribasso", dice. Anzi, prosegue, “vogliamo avere più salari per più produttività per una maggiore competitività delle imprese da tradurre in maggiore occupazione, competitività con cui riattivare il meccanismo virtuoso dell'economia ", dice. E se si riuscirà a portare in porto il disegno gli imprenditori , annuncia, “sono pronti a chiedere una doppia riduzione delle tasse, sulle imprese e sui lavoratori.

Una "grande sfida", dunque, che il governo vorrebbe si realizzasse al più presto e se cui continua ad incalzare la parti sociali come ancora ieri il premier Matteo Renzi. Ma Confindustria non condivide la fretta nè la 'minaccia' ad intervenire per legge in caso di mancato accordo sui contratti. "Sarebbe meglio che il governo intervenisse sulla questione fiscale legata ai premi di produttività piuttosto che intervenire sulle questioni legate al contratto. Certo, dipende anche da noi, se riusciremo o meno a fare l'accordo. E' una dimensione di corresponsabilità, dobbiamo lavorare in tal senso", dice ancora Boccia che ricorda comunque come "negli ultimi 10 anni il Paese abbia perso 30 punti di costo del lavoro per unità di prodotto rispetto alla Germania". Un gap che "a parità di moneta come siamo rispetto alla Germnia è come se il paese forte svalutasse a danno del paese debole. E questo non possiamo più consentirlo", conclude.

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