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Coronavirus, denuncia dei penalisti: "Domiciliari legati a braccialetti che non ci sono"

18 marzo 2020 | 13.38
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E annunciano "mobilitazione per chiedere modifiche al dl"

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(Fotogramma)

Misure "ciniche e irresponsabili" che non comporteranno nessun alleggerimento alla situazione delle carceri alle prese con il problema drammatico del contagio da coronavirus. Gli interventi contenuti nel decreto 'Cura Italia' che prevedono facilitazioni all'accesso ai domiciliari per chi deve scontare pene inferiori ai 18 mesi, riguarderanno infatti "un numero drammaticamente insufficiente di persone" e inoltre "le detenzioni domiciliari sono condizionate a braccialetti elettronici che non esistono e che nessuno vuole acquistare". E' il giudizio dell'Unione delle camere penali sul decreto entrato in vigore nella notte, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

"Con una scelta cinica ed irresponsabile la politica cede ancora una volta al populismo giustizialista. La stagione degli Stati Generali della esecuzione penale è definitivamente rinnegata e seppellita?", si chiedono i penalisti, in un documento approvato dalla giunta.

E annunciano mobilitazione per chiedere modifiche a dl. "L’Unione delle Camere Penali Italiane - si legge nella nota - apre da subito la mobilitazione sul tema del carcere, per la modifica dell’articolo 123 del decreto in sede di conversione, facendo appello a tutti i parlamentari che abbiano a cuore i principi costituzionali e di civiltà che debbono presiedere anche alle condizioni di vita in carcere e che intendano operare, con misure di contrasto per l’emergenza sanitaria, senza cedere a logiche di vendetta sociale, destinate solo ad aggravare le condizioni di rischio di contagio e ad immiserire l’impianto della convivenza civile".

Il ministro della Giustizia, ricordano i penalisti in un documento della giunta, "si è assunto la gravissima responsabilità di aver modificato le iniziali previsioni della detenzione domiciliare per le pene brevi, adottando una soluzione che non risolve ma anzi aggrava la condizione di tutte le persone che nel carcere sono ristrette e che nel carcere sono chiamate ad operare, oltre che delle strutture sanitarie esterne che potrebbero essere investite dalla popolazione carceraria malata". "Proprio ieri, l’Unione ha rivolto un appello agli onorevoli Matteo Renzi, Andrea Orlando e Pietro Grasso, protagonisti politici della negata riforma dell’Ordinamento Penitenziario, frutto del lavoro degli Stati Generali dell’esecuzione penale, per un loro fattivo impegno sul tema del carcere. Oggi - concludono i penalisti - a loro è rivolta la richiesta di un intervento per l’immediata modifica dell’articolo 123 del decreto, che ponga rimedio a questa scelta irresponsabile".

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