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Mo: così crisi Gaza indebolisce Abbas, per analisti è lui il perdente

12 luglio 2014 | 13.32
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L'offensiva militare israeliana ha affossato ogni tentativo di soluzione politica, alla quale Abu Mazen lavorava. E ora anche in Cisgiordania, dove il suo partito Fatah è più forte, la popolazione comincia a guardare a Hamas come a un punto di riferimento.

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Dopo cinque giorni di violenze, nella crisi di Gaza non è ancora possibile stabilire quale sia la parte vincente, ma in molti concordano nel vedere un sicuro perdente, vale a dire il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas. L'offensiva militare su Gaza ha affossato ogni tentativo di soluzione politica con Israele, alla quale Abbas lavorava, e ora anche in Cisgiordania, dove il suo partito Fatah è più forte, la popolazione comincia a guardare a Hamas come a un punto di riferimento.

"Guardate il numero e la qualità dei razzi di Hamas - dice Jamal Hamdan, ingenere elettronico 50enne di Ramallah - e guardate allo straordinario addestramento dei suoi combattenti. Penso che addirittura Hazbollah possa essere invidioso. E intanto Abbas si comporta con timidezza, ci aspettiamo molto di più da lui". Nell'entourage del capo dell'Anp, molti affermano che questa situazione sia stata accuratamente pianificata da Israele per indebolirlo.

A negoziati di pace senza speranza è seguita un'operazione militare che fa emergere le forze palestinesi più estremiste ai danni di quelle moderate. E anche la tempistica dell'operazione, lanciata poco dopo la formazione di un governo di unità, non sembra casuale. "Per Israele l'obiettivo di questa guerra è politico - sostiene Husam Zomlot, responsabile degli Affari esteri nel partito Fatah - è una vendetta contro Mahmoud Abbas. Israele vuole spingerci tutti nell'arena militare, perché quello è il terreno su cui è più forte".

Fino a pochi giorni fa, Hamas conosceva a Gaza un crollo di consensi. Governata per anni dal movimento di resistenza, la Striscia vive una situazione economica e umanitaria drammatica. Ma oggi i suoi 1,7 milioni di abitanti sostengono la resistenza e incolpano Israele di tutti i loro mali. "Come forza di governo, Hamas si è comportato miseramente - sostiene Ibrahim Ibrach, esperto di scienze politiche presso l'università di al-Azhar, al Cairo - Da un punto di vista finanziario è stato un fallimento. L'economia è in uno stato disastroso. Hamas non è riuscito a fornire i servizi o a pagare i salari".

Ma ora l'operazione contro Israele lo ha rafforzato. "Israele - dice Ibrach - non riuscirà a fermare l'egemonia di Hamas a Gaza". Quando lo scorso mese Fatah e Hamas si sono accordati per un governo di unità, era il movimento islamico a essere più in difficoltà e ad aver bisogno di un accordo, che è stato descritto inizialmente come una vittoria politica di Abbas. Ma il conflitto in corso ha sollevato il velo sul fatto che Abbas e il nuovo governo siano praticamente assenti a Gaza e non producano alcun impatto sul terreno.

"La riconciliazione non ha prodotto nulla per Gaza - dice Mustafa al-Sawwaf, scrittore e analista politico residente a Gaza - Il governo di unità esiste solo sulla carta, me nessuno di noi lo ha visto". E nella cerchia più ristretta dei fedelissimi di Abbas non manca chi comincia a sostenere che, per riconquistare consensi, anche il capo dell'Anp debba scendere nell'arena e passare a una strategia militare. "Non credo che Abbas possa andare avanti in questo modo - dice Ziad Abu Ein, dirigente di Fatah - Abbiamo bisogno di un'agenda per mettere fine all'occupazione di Israele. Altrimenti non ci sarà mai la pace".

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