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Covid, Trani: "Trattative tra Fondo sovrano russo e aziende italiane per produrre lo Sputnik"

02 marzo 2021 | 19.45
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Il presidente della Camera di commercio italo-russa: "La politica si faccia da parte. Importiamo gas e petrolio, perché il vaccino no?"

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Due aziende italiane potrebbero produrre nel nostro Paese il vaccino russo Sputnik V e una terza nel Canton Ticino, trattative sono in corso con il Fondo sovrano russo (Rdif), ma bisogna accelerare se si vuole avviare al più presto la produzione ed aumentare la copertura vaccinale in Italia. A mediare tra l’Rdif e le tre aziende è la Camera di Commercio italo-russa, presieduta da Vincenzo Trani, che, in un’intervista all’Adnkronos, esorta “la politica a farsi da parte, a non farsi guidare da considerazioni geopolitiche, ma a considerare qual è la priorità, vale a dire la salute pubblica nazionale: se possiamo importare gas e petrolio dalla Russia perché non il vaccino?".

“Abbiamo avviato dei rapporti tra l’Rdif e due società italiane di cui non posso dire il nome e questi colloqui sono iniziati un mese fa – rivela Trani, che già a novembre ha ricevuto la dose di Sputnik, grazie alla quale “posso viaggiare e muovermi senza paura” – e la scorsa settimana abbiamo presentato un terzo produttore che si trova nel Canton Ticino, ma è di origine italiana”.

Sputnik pronto a cedere brevetto, se importiamo petrolio e gas perché non il siero?

Di queste tre aziende, spiega il presidente della Camera di Commercio italo-russa, “una ha già le infrastrutture, ma produrrà un vaccino concorrente, e questo potrebbe essere un problema, perché il Fondo sovrano russo chiede che produca esclusivamente lo Sputnik V, l’altra non ha ancora le attrezzature e potrebbe cominciare a produrre non prima dei prossimi sei mesi, mentre quella in Canton Ticino sarebbe già pronta”.

Ma perché queste aziende dovrebbero produrre il vaccino russo piuttosto che quello di Pfizer, Moderna o gli altri? “Semplicemente perché Sputnik sarebbe disposto a cedere il brevetto per la produzione – sostiene Trani – e questa è una differenza importante rispetto agli altri vaccini, che al momento non mi pare abbiano detto di voler produrre i sieri nel nostro Paese”. E ancora, rispetto alle obiezioni ‘politiche’ sul vaccino russo, il presidente della Camera di Commercio si chiede quale sia il problema: “Se importiamo dalla Russia petrolio e gas, perché non possiamo importare lo Sputnik?”. L’Ema dice che non ha avuto accesso ai siti produttivi? “Non mi pare che l’Agenzia europea per il farmaco abbia avuto accesso a quelli di Pfizer e Moderna”, incalza Trani, che si dice “molto preoccupato per la lentezza della campagna vaccinale” nel nostro Paese.

Parlando del ruolo della Camera di Commercio italo-russa, il presidente spiega che il suo compito è quello di “fare sviluppare il business tra i due Paesi e negli ultimi anni, sulla base della dinamica ‘locale’ che ha soppiantato quella ‘globale’, il made in Italy è diventato made with Italy, una logica adesso applicata anche alla produzione dei vaccini”. “Il vantaggio è che la Russia – sottolinea Trani – non cerca solo chi compra il vaccino, cerca anche chi lo può produrre e per questo sono disponibili a investire capitali con il loro Fondo sovrano per aumentare in questo caso le capabilities delle aziende italiane”.

Secondo il presidente della Camera di Commercio, “viene così fuori una logica interessante, non solo di aiuto alle imprese italiane per produrre il nuovo prodotto che in Italia non c’è, ma è addirittura previsto un finanziamento in conto capitale. In sostanza, non dipendiamo solo da Pfizer, Moderna e gli altri, ma sviluppiamo anche una piattaforma produttiva in settore che ne ha molto bisogno, dal momento che negli ultimi anni la produzione dei vaccini aveva subito una discesa ripida, diventando abbastanza marginale”.

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