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Marco Müller: "L'Italia non perda l'occasione della Nuova Via della Seta'

CULTURA
Marco Müller: L'Italia non perda l'occasione della Nuova Via della Seta'

di Antonella Nesi


"Sarebbe bene che l'Italia non perdesse questa occasione". A parlare così con l'Adnkronos della possibile intesa tra governo italiano e governo cinese sulla BRI, la Belt and Road Initiative, la cosiddetta 'Nuova Via della Seta', è Marco Müller, sinologo, produttore cinematografico, ex direttore della Mostra del Cinema di Venezia e della Festa di Roma e attualmente direttore artistico del Pingyao Film Festival, unico straniero a dirigere un grande evento finanziato dal governo cinese.

"È chiaro che in Cina c'è un tale movimento di capitali che a questo punto c'era bisogno di sostenere programmi di sviluppo all'estero che comprendessero anche investimenti infrastrutturali importanti. Ho letto tanti articoli sui quotidiani italiani in questi giorni e non capisco perché si parli soltanto di un'Italia che subirebbe la Cina e non di un'Italia che approfitterebbe di questa opportunità per portare l'Italia dentro il mercato cinese. Non c'è dubbio che c'è una collocazione euroatlantica del nostro Paese ma c'è anche un programma di sviluppo italiano che potrebbe giovarsi di questo rapporto particolare con la Cina", sottolinea Müller, che in Cina vive per sei mesi l'anno, dopo esserci stato a lungo anche da studente negli anni '70 per conseguire specializzazione e dottorato in orientalistica e antropologia, ed è un uomo molto stimato in Cina, tanto da essere stato dichiarato cittadino orario della città di Pingyao (città patrimonio dell'Unesco), che ospita il festival.

"I governi e gli imprenditori che hanno creduto in questa 'Nuova Via della Seta' se ne stanno ampiamente giovando. La connessione delle infrastrutture è la cosa più lampante, perché ricade sul trasporto delle merci. Ma è chiaro che connettere le economie può volere dire aumentare volumi commerciali italiani non solo quelli della Cina", sottolinea Müller. Che poi fa un esempio allarmante: "Il vino italiano è sceso all'ottavo posto dei consumi di vino in Cina, dopo quello francese, cileno, australiano, neozelandese, argentino, spagnolo e non so quale altro. Perché l'immagine dell'Italia non è stata ancora promossa abbastanza". A fare da contraltare all'esempio enologico, c'è il 'caso' di Civita di Bagnoreggio: "Dove il sindaco ha saputo colpire l'immaginario dei cinesi con campagne mirate, attingendo anche all'immaginario cinematografico legato al film 'Laputa, Castello nel cielo' di Hayao Miyazaki. Il risultato? Il 45% per cento dei visitatori annuali di Civita sono cinesi e giapponesi; i cinesi hanno ribattezzato Civita 'il borgo in mezzo al cielo'; e tutti gli appartenenti alla classe media metropolitana cinese sanno dov'è e ne hanno visto almeno una foto".

Müller fa un altro esempio di marketing turistico-culturale virtuoso che ha aperto all'Italia porte insperate nell'enorme mercato cinese: "Qualche anno fa lo scrittore cinese Zhong Acheng fu invitato in Veneto. Gli pagarono due mesi di soggiorno in tutta la regione in cambio di un 'diario veneziano'. Questo libretto ha fatto il giro della Cina, portando un gran numero di cinesi in Veneto, fuori dai sentieri più battuti di Venezia".



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