I segreti musicali di Savinio, d'Annunzio, Pirandello, Montale e Morante

Esce "Il canto segreto" di Francesca Pilato per Florestano Edizioni

I segreti musicali di Savinio, d'Annunzio, Pirandello, Montale e Morante
30 settembre 2026 | 10.03
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Arriva in libreria "Il canto segreto. Cinque autori del Novecento nell’incontro con la musica" di Francesca Pilato per i tipi di Florestano Edizioni (pagine 88, euro 18,00), un saggio che esplora l'intreccio tra scrittura e musica attraverso cinque grandi protagonisti della letteratura italiana del Novecento: Alberto Savinio, Gabriele d'Annunzio, Luigi Pirandello, Eugenio Montale ed Elsa Morante.

Il volume ricostruisce un dialogo ininterrotto tra letteratura e partitura, mostrando come la musica, «silenziosa e sospirata Musa», sia stata una linfa generativa per alcuni grandi scrittori del secolo scorso. Attraverso un fil rouge che unisce la parola alla ricerca sonora, il saggio esplora come la dimensione musicale abbia nutrito la loro produzione — ora come passione giovanile, come ossessione, come nutrimento per lo spirito o ancora come ossigeno per l'anima—, nella profonda convinzione che senza la musica la parola poetica non avrebbe la stessa forza espressiva. Lontana dal ripercorrere luoghi comuni o semplici riferimenti biografici, l'opera apre nuove prospettive d'analisi e dettagli inediti.

Nel libro si trova l'abbandono della composizione da parte del ventiquattrenne Savinio come fuga da una presenza alienante: la musica era da lui definita «la pazza», un'«inconoscibile ammaliatrice» da cui ci si deve allontanare «per paura, per non soggiacere al suo fascino, alla sua volontà». Il saggio mostra come per Savinio la letteratura diventi il luogo in cui mettere in musica la vita e la morte dei suoi personaggi: significativo è il modo in cui rilegge la scomparsa di Isadora Duncan, ponendo la sua tragica fine in parallelo con il Tristano e Isotta di Wagner dove il trapasso non è una semplice sciagura ma un approdo catartico di estrema liberazione.

Pilato pone, poi, lo sguardo sulla scrittura più intima e spoglia di d'Annunzio ai tempi della collaborazione con Claude Debussy per Le Martyre de Saint Sébastien, rintracciabile nelle opere del cosiddetto “esilio francese” come La contemplazione della morte. L'autrice ne ricostruisce la genesi attraverso il loro fitto carteggio — in cui il poeta dichiara un «fervore profondo» per l'arte del maestro confidandogli di avere la mente rivolta "in mille luoghi incantevoli" e il compositore rivela la «febbre» di lavorare con lui —, mostrando come la musica cessi di essere un semplice ornamento per farsi struttura profonda di un'estetica del tutto nuova. Il percorso dedicato a Pirandello viene ricostruito a partire dal racconto orale della serva Maria Stella nell'infanzia dell'autore, fino alla collaborazione con le avanguardie e la metamorfosi della novella Il figlio cambiato nell’opera di tre atti in cinque quadri di Gian Francesco Malipiero; “non dimenticheremo mai l’espressione della faccia di Luigi Pirandello quando ascoltava le sue parole rivestite di musica”, dirà anni dopo il compositore.

Il saggio arricchisce il profilo di Montale melomane ed allievo dell’ex cantante baritono Ernesto Sivori, mostrando come per il poeta la musica non sia soltanto una passione giovanile, bensì una vera e propria matrice stilistica, una condizione interna alla poesia che ne orienta il ritmo, la scansione metrica e la scelta lessicale. Un’impronta visibile tanto nel complesso della sua opera poetica quanto nelle recensioni delle prime scaligere per il “Corriere d’Informazione” dove emerge nitida la passione di «un vecchio innamorato dell'opera ottocentesca». Nelle pagine dedicate a Elsa Morante infine, emerge l'impronta del melodramma verdiano nel suo primo romanzo “Menzogna e sortilegio”, e la costante “presenza” mozartiana e beethoveniana per “l’Isola di Arturo” (senza trascurare il contributo musicale offerto a Pasolini per i suoi film né il testo della canzone d'amore nel Romeo e Giulietta di Zeffirelli musicata da Nin0 Rota e firmata con il nome del suo gatto siamese Pippo Caruso). Dunque, un'opera che offre nuovi spunti di ricerca sul “canto segreto” che tanta parte ha avuto nella creatività artistica degli autori che si trovano in queste pagine. Come afferma Francesca Pilato: «“La perfetta misura di un canto avvincente”. Le parole di Orfeo, il mitico poeta dalla voce armoniosa, hanno guidato la mia ricerca, nella profonda convinzione che letteratura e musica siano arti sorelle…»

Francesca Pilato, torinese di origine siciliana, è autrice di tre monografie (Verga, Montale, Gadda, Carocci ed., 2011) e di numerosi saggi apparsi su riviste italiane e internazionali (quali «Studi francesi», «Strumenti critici», «Studi Novecenteschi», «Bollettino dell’Atlante linguistico italiano»). Per La Nuova Italia ha curato un’edizione di Leopardi (“Autobiografia poetica”, 1998) e per Adelphi/La Nuova Italia si è occupata di Fleur Jaeggy, “I beati anni del castigo” (1995), Anna Maria Ortese, “Il mare non bagna Napoli” (1999) e Alberto Savinio, “Narrate, uomini, la vostra storia” (2000). La sua prima raccolta di racconti, “Debussienne” (tradotta in francese per L’Harmattan nel 2018), è inclusa dal 2022 nella collana «Echi di musica» di Florestano Edizioni, per la quale nel 2023 ha pubblicato anche il romanzo “Il colore turchino”, opera finalista al Premio Italo Calvino. Nell’ottobre 2025 è uscito per l'editore Castelvecchi il volume “Incantamenti”, sei incontri immaginari sotto lo sguardo della sirena Partenope.

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