Il nuovo libro del critico musicale è un viaggio nella crisi della musica contemporanea tra bolle digitali e carriere che si bruciano. Con un appello finale: “Musicisti, unitevi”.
La domanda che attraversa il nuovo libro di Gino Castaldo, 'La musica è finita – Appunti per una rivoluzione' (HarperCollins, 208 pagine, in uscita il 28 aprile 2026, prezzo 9,99 euro), è semplice solo in apparenza: la musica che abbiamo conosciuto e amato nel Novecento è ancora viva, oppure ha già concluso il suo ciclo evolutivo lasciando spazio a un orizzonte completamente nuovo? È da questo interrogativo, e da una frustrazione maturata negli anni, che nasce il volume. “L’idea di questo libro è maturata piano piano, mossa dalla frustrazione rispetto a quello che vedevo succedere nella musica e anche pensando ai miei figli e alle loro generazioni”, racconta Castaldo. Una frustrazione che non è nostalgia, ma consapevolezza di trovarsi davanti alla più grande mutazione del fenomeno musicale degli ultimi decenni.
Castaldo osserva come la trasformazione non riguardi solo i suoni, ma l’intero ecosistema musicale: il processo creativo, i modi di produzione, la distribuzione, il consumo. Dall’analogico al digitale, dai vinili alle piattaforme di streaming, fino all’irruzione dell’intelligenza artificiale, la tecnologia ha ridefinito il nostro rapporto con la musica, trasformandola da esperienza collettiva a consumo individuale, da arte imperfetta e vibrante a prodotto confezionato e immediatamente sostituibile. “Poi c’è stato grande entusiasmo da HarperCollins”, dice, spiegando come il progetto abbia trovato subito una casa editoriale pronta a sostenerlo.
A spingerlo a scrivere è stato anche un altro elemento: le domande che gli arrivano da persone di ogni età e provenienza. “Mi chiedono: dureranno gli artisti di oggi? Ma cosa sta succedendo? È una curiosità diffusa, quasi un’ansia collettiva sul destino della musica”. E Castaldo non ha dubbi: qualcosa si è incrinato. “È in atto un delitto. C’è un sistema musicale che tende a devastare anche gli artisti. La ricorrenza dei crolli psicologici dei giovani cantanti dipende dai ritmi del nuovo sistema del divismo, che non ti dà il tempo di maturare secondo i tempi della natura. I social poi sono devastanti: è come stare sul palcoscenico 24 ore giorno, tutti i giorni”.
Nel libro, Castaldo individua tre rivoluzioni. La prima è quella che ha permesso di riprodurre la musica, liberandola dal vincolo del “solo dal vivo”. La seconda è la rivoluzione digitale, che ci ha consegnato a un codice binario che non conosce sfumature. La terza, quella attuale, è per lui la più pericolosa: “Ora la terza rivoluzione è devastante: si presenta attraverso l’algoritmo, un colossale inganno che ti fa credere di agevolarti e invece ti porta a fare quello che vuole lui. E si presenta con la noia e la perdita di bellezza. Svelato il lato oscuro, abbiamo capito che stiamo in mano a cinque oligarchi”.
Il libro nasce anche per dare risposte a chi non è del mestiere. Castaldo racconta un piccolo test che fa spesso: “Quando qualcuno mi chiede dove sta andando la musica, io chiedo se sa chi c’è oggi in classifica. Nessuno, dico nessuno, ne ha idea. E quando gli fai i nomi della top ten, cadono dalle nuvole. Non li conoscono. Non è così normale questa cosa”. La spiegazione, secondo lui, è semplice e inquietante: “È una bolla, un sistema che produce molti soldi per piattaforme e case discografiche, pochi per gli artisti. Una bolla che si autoalimenta totalmente. Ed è anche abbastanza impenetrabile per chi tenta di fare altro”.
Eppure, nonostante il titolo provocatorio, 'La musica è finita' non è un necrologio. È un invito a guardare in faccia la realtà e a immaginare una via d’uscita. Castaldo chiude il libro con un appello: “Il mondo della musica è per definizione un mondo di individui, separati l’uno dall’altro, e per questo spesso perdono cognizione di quale immenso potere avrebbero se solo provassero ad agire come una comunità. Non c’è bisogno di tornare all’età della pietra. Ma di ritrovare il senno perduto sì. E se per caso il senno fosse fuggito sulla ‘parte oscura della luna’, bisogna immaginare un viaggio per andarlo a recuperare e riportarlo tra noi”. E conclude con una frase che riecheggia un manifesto che ha cambiato la storia: “Musicisti di tutto il mondo, unitevi”.
'La musica è finita – Appunti per una rivoluzione' è un libro che non si limita a raccontare un cambiamento: lo interroga, lo sfida, lo mette a nudo. E ci ricorda che la musica, per continuare a essere viva, ha bisogno di ascolto, consapevolezza ma soprattutto di coraggio.