'Lezioni dalle rovine', l'inno alla scrittura di Bregola proposto al premio Strega 2026

Il libro pubblicato da Avagliano editore "racconta - con la lingua della memoria e quindi a volte esatta, a volte spersa dalla vita – l’apprendistato manuale e l’apprendistato letterario del protagonista", scrive Trevi nelle motivazioni con cui lo ha presentato al premio

'Lezioni dalle rovine', l'inno alla scrittura di Bregola proposto al premio Strega 2026
02 marzo 2026 | 19.51
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Una struggente preghiera - un inno - alla scrittura, alla poesia, alla letteratura e al lavoro sia manuale sia intellettuale. E' 'Lezioni dalle rovine (leggere, scrivere, vivere)', il libro di Davide Bregola pubblicato da Avagliano editore, proposto al premio Strega 2026 dallo scrittore Emanuele Trevi. "Il libro racconta - con la lingua della memoria e quindi a volte esatta, a volte spersa dalla vita – l’apprendistato manuale e l’apprendistato letterario del protagonista - scrive Trevi nelle motivazioni con cui ha presentato il libro al più ambito alloro letterario - ovvero il lavoro svolto negli anni della giovinezza come operaio stagionale, venditore porta a porta di libri, manutentore delle ferrovie, volontario all’ospedale psichiatrico e la frequentazione di due scrittori e due poeti – Vitaliano Trevisan, Marosia Castaldi, Ivano Ferrari e Umberto Bellintani. Voci apparentemente laterali che ci ricordano quanto la letteratura sia un atto di resistenza in opposizione all’omologazione. Un libro che non vuole fare clamore ma che, come le rovine che descrive, è destinato a restare, a sedimentarsi nella coscienza di chiunque creda che spesso qualcosa di prezioso, durevole e raro si trovi in autori, opere ed esistenze fuori dal cono di luce, che apparentemente non lasciano tracce".

Sullo sfondo ci sono i margini sabbiosi del Po, c’è la provincia, con la sua campagna da attraversare in bicicletta se i soldi in tasca non bastano per la benzina, c’è un mondo editoriale e letterario che oggi non esiste più, ci sono trent'anni che passano in un battito di ciglia. Sono gli anni cruciali della crescita e della formazione del protagonista, un vero outsider che lavora a tempo determinato per le ferrovie ma vuole scrivere. Che lavora poi come venditore porta a porta, come operaio stagionale, come organizzatore di eventi, ma vuole sempre scrivere. Ci sono stati alcuni incontri, in diversi periodi della sua vita, con poeti e scrittori poco illuminati dalle fioche luci della ribalta. Loro stessi si sono tenuti nascosti e con questo pianeta nervoso sembra che c’entrino poco o nulla. Ma hanno scavato un solco dentro di lui. Sono autori di riferimento per il giovane scrittore, fuori dalle mode, lontani dal mercato, ma saranno fondamentali per la sua esistenza e la sua maturità. Dal disordine della memoria, le storie di questi incontri fuoriescono sparpagliate - mescolate con il resto della vita che intanto è andata avanti - eppure fulgide, pregne anche quando toccano la disperazione e la rovina. Il libro è un omaggio agli scrittori appartati, quelli che all’apparenza non muovono foglia e invece finiscono per cambiare la vita dei lettori. È il tentativo di connessione con il proprio sogno. È, in ultimo, un invito a trovare ognuno di noi la nostra strada e le guide più adatte al nostro carattere e alle nostre ambizioni. Con una scrittura lieve e dolorosa, Davide Bregola ci consegna un magnifico memoir, scritto con la grazia dell’ispirazione.

Davide Bregola è nato a Bondeno, in provincia di Ferrara, vive a Mantova. Ha vinto il Premio Tondelli per la narrativa (1999) con la raccolta di racconti 'Viaggi e corrispondenze'. Nel 2002 si è occupato di letteratura migrante in lingua italiana con il libro 'Da qui verso casa' e nel 2005 con 'Catalogo delle voci' dà la parola alla poesia migrante. Ha scritto, inoltre, libri per l’infanzia. Collabora con le pagine culturali di alcuni quotidiani, tiene incontri e seminari di scrittura creativa. Con Avagliano editore ha pubblicato 'La vita segreta dei mammut in Pianura Padana' (Premio Chiara, 2017), 'Fossili e storioni. Notizie dalla casa galleggiante' (2019), e 'Nei luoghi ideali per la camporella' (2022) con cui si chiude la sua 'Trilogia della Pianura'.

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