Nel saggio-inchiesta firmato con Alessio Gallicola, e pubblicato da Armando Curcio Editore, vengono raccontate dodici storie: dal caso Ramy alle baby gang di Corvetto
Il fenomeno dei maranza è ormai "un'emergenza molto visibile, in particolare nelle regioni del Nord e nelle aree metropolitane, Roma compresa". Non ha dubbi Roberto Arditti: il fenomeno - che crea sempre maggiore preoccupazione nella nostra società - comincia "ad assumere contorni seri e anche quantitativamente significativi". Contorni che il giornalista e scrittore affronta in 'Piumini e Catene. Storie di Maranza', il libro-inchiesta scritto con Alessio Gallicola, pubblicato da Armando Curcio Editore che si avvale anche dei contributi del giornalista Tommaso Cerno e della psicoterapeuta Maria Rita Parsi.
"Qui - spiega Arditti all'AdnKronos - siamo di fronte a un fenomeno nuovo: adolescenti, nella più parte dei casi di Paesi del nord Africa", ovvero "Tunisia, Algeria, Egitto, Marocco, che hanno sviluppato senza particolari motivi una forma di rifiuto delle regole e della scuola. Questi ragazzi - i cui genitori si sono fatti la loro vita in Italia - rifiutano le regole scegliendo una strada nelle situazioni migliori di contestazione e maleducazione - tipici, in questo senso, sono i comportamenti arroganti sugli autobus, sui tram e sui treni del trasporto locale - e in molte altre di delinquenza vera. Siccome il numero di questi giovani non è piccolo, il tema comincia ad assumere contorni seri e anche quantitativamente significativi. Non sono ragazzate, non sono quattro graffiti sui muri".
Una riflessione che - sostiene Arditti - deve aprire la strada a un modo nuovo di affrontare la questione. "Un certo buonismo intorno a queste cose e un approccio un po' sociologico - dice infatti - hanno bisogno di una profonda rivisitazione. Questo perché il fenomeno comincia ad assumere caratteristiche non banali. In realtà, il convincimento profondo di questi giovani è che il nostro sistema di regole e garanzie consenta loro di fare ciò che vogliono. Hanno capito, cioè, che contrariamente a quello che accadrebbe nei loro Paesi d'origine, se sfruttano con cinismo il nostro sistema di garanzie possono non rispettare le regole, pagando prezzi bassissimi e comunque molto dilazionati nel tempo".
Arditti, scendendo più nel dettaglio, sottolinea che questo tipo di delinquenza sfrutta "il nostro sistema di regole, dalla sanzione amministrativa all'ammonimento del questore, per procrastinare e in alcuni casi del tutto evitare ogni tipo di sanzione o comunque buttarla avanti per anni". Si tratta, insomma, anche di "una sfida all'ordine italiano". Quale può essere, allora, la risposta migliore? "Per la quota di questo fenomeno che corrisponde alla delinquenza vera - risponde - lo strumento repressivo è indiscutibilmente lo strumento principe". Quanto invece alla risposta nei confronti dei ragazzi che, al contrario, si comportano con maleducazione "è complessa e coinvolge anche le famiglie. Lo dico ma non ci credo molto perché questi ragazzi hanno la loro fonte di informazione molto più nei social e nel gruppo degli amici che non a casa". Comunque "quello che ci preme con questo libro è soprattutto fare capire che una quota di questo fenomeno è diventata delinquenza".
Nel libro, Arditti e Gallicola svelano l'identikit del maranza. Un ragazzo che, secondo la definizione della Treccani, "fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, con atteggiamenti smargiassi e sguaiati... riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente (capi griffati, portati anche in modo contraffatto) e dal linguaggio volgare". Non solo. Nelle pagine del saggio infatti, vengono racconto delle loro storie col taglio della cronaca e dell’analisi. Vanno così in scena dodici vicende particolari: dal caso Ramy alle baby gang di Corvetto; dall’ascesa di don Alì, leader dei maranza torinesi, allo studente bocconiano aggredito a Milano; dalla tragica vicenda di Gennaro e Salvatore a Forcella alla violenza dei maranza che colpisce anche Peppe, un cucciolo indifeso di dieci mesi. Un racconto arricchito dall’analisi di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale che afferma: "Il fenomeno dei maranza è un fallimento civile e culturale. La violenza diventa spettacolo, amplificata dai social, mentre istituzioni, scuola e comunità appaiono incapaci di arginare il degrado. Occorre perciò una risposta a più livelli. Misure repressive ma anche un progetto culturale che recuperi l’idea della responsabilità collettiva".