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8 marzo: dal campo al buffet 'green', l'agribusiness 'rosa' da 150 mln l'anno

04 marzo 2015 | 13.08
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Le imprenditrici della Cia lanciano AgriCatering, un progetto che riscopre antiche tradizioni e ricette e offre un servizio con prodotti del territorio che salvaguardano la cultura locale e anche l'ambiente.

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Riscoprire le antiche ricette dei territori rurali con prodotti di stagione appena raccolti, valorizzare i saperi contadini, creare un rapporto diretto fra produttore e consumatore e contribuire alla difesa dell’ambiente perché la filiera impiega meno combustibili fossili per il trasporto. L'agricoltura al femminile fa rima con innovazione e originalità ed è da questo valore aggiunto che nasce AgriCatering, la nuova attività ideata da Donne in Campo della Cia (Confederazione italiana agricoltori).

Il progetto prevede l’offerta di servizi di catering a filiera corta, dove tutto nasce direttamente dal lavoro nei campi, senza intermediazioni. Un progetto dal valore culturale e sociale, ma anche economico: proiettata su scala nazionale, infatti, è un’operazione che rivela un potenziale da 150 milioni di euro l’anno.

L’AgriCatering è già partito in via sperimentale in Toscana e in Basilicata e ora punta a creare una rete nazionale grazie alle associazioni territoriali di Donne in Campo, presenti su tutto il territorio italiano. E per fare questo, le imprenditrici agricole della Cia si sono date un regolamento ben preciso, un marchio 'ad hoc' e un rigido disciplinare.

Prima regola del disciplinare: i prodotti agricoli impiegati nell’attività di Agricatering devono provenire prevalentemente dall’impresa, singola o associata, beneficiaria del marchio e dal territorio un cui essa opera, con l'obiettivo di valorizzare il territorio e le tradizioni. Anche per questo, il disciplinare prevede che le imprese agricole beneficiarie del marchio propongano ricette della tradizione, offrendo in particolare quelle legate alle culture rurali e alla biodiversità locale.

Ma non solo: i menù degli AgriCatering riportano non solo la provenienza dei prodotti, i tipi di produzione, la stagionalità degli alimenti e i requisiti del servizio (cottura forno a legna o altro), ma anche il risparmio energetico e di combustibili fossili dovuti alle minori distanze e alla stagionalità dei prodotti e l’utilizzo dei materiali usati nell’effettuare il servizio di catering: suppellettili lavabili o in materiali biodegradabili.

I vantaggi? "Offrire ai clienti di rinfreschi e buffet, prodotti locali e di stagione, soprattutto quelli dimenticati o a rischio; contribuire alla tutela della biodiversità - spiega Mara Longhin, presidente di Donne in Campo - avere una funzione anche educativa e culturale nei confronti dei consumatori, soprattutto dei giovani, che avranno l’opportunità di conoscere ricette e sapori contadini forse nemmeno mai conosciuti; valorizzare competenze e capacità creative delle donne dell’agricoltura, che combattono la crisi creando una nuova forma di integrazione al reddito agricolo”.

Insomma, così si porta in tavola non solo del buon cibo, con prodotti ai più alti standard qualitativi e garantiti dall’agricoltore stesso che li ha coltivati, ma anche le tradizioni e le culture dei territori di provenienza. "Crediamo in un buon risultato di questa idea - conclude il presidente della Cia, Dino Scanavino - sperando che l’eccesso di burocrazia, che spesso ostacola i processi imprenditoriali in agricoltura, non vanifichi il nostro lavoro”.

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