Petrolio, il Venezuela non spaventa i mercati: impatto limitato oggi, produzione verso 1,2 mln b/g

Petrolio, il Venezuela non spaventa i mercati: impatto limitato oggi, produzione verso 1,2 mln b/g
05 gennaio 2026 | 19.06
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"Per il momento non credo che" l'operazione di T rump in Venezuela contro Maduro "avrà un grande impatto" sul prezzo del petrolio. Lo dice all'AdnKronos l'economista della Bocconi, Daniel Gros. "Se il mercato credesse nel successo dell'operazione", spiega ancora Gros, " e cioè creare un nuovo regime più stabile, il prezzo del petrolio dovrebbe scendere. Ma non si vedono segni di questo", spiega ancora l'economista tedesco. In effetti, finora il mercato petrolifero ha reagito poco alle notizie sul Venezuela. I prezzi del petrolio erano un po' più bassi stamattina e ora sono saliti di circa l'1%. Nel complesso, il mercato non sembra particolarmente nervoso. "Questo perché - spiega all'AdnKronos Kerstin Hottner, Head of Commodities, Vontobel -si pensa che quest'anno ci sarà un eccesso di offerta, soprattutto nel primo trimestre. Anche nel peggiore dei casi, cioè se il Venezuela perdesse tutta la sua produzione di 0,9 mb/g, l'attuale eccesso di offerta globale previsto di 2-3 mb/g potrebbe assorbirlo".

L'impatto a breve termine sul prezzo del petrolio, prosegue l'esperto, dovrebbe essere limitato, poiché non vi è un grande margine di aumento della produzione, "dato che il regime ha distrutto gran parte della capacità produttiva del Paese negli ultimi 20 anni". Vi sono rischi di ribasso per i prezzi del petrolio nei prossimi due anni, nel caso in cui le grandi compagnie petrolifere decidessero di effettuare investimenti sostanziali in Venezuela. Sembra che l'amministrazione Trump stia preparando il terreno in tal senso e stia incoraggiando le grandi compagnie petrolifere statunitensi a tornare a investire nelle vecchie risorse petrolifere del Venezuela", spiega l'esperto.

Nel breve termine (nei prossimi mesi), afferma Kerstin Hottner, la produzione di petrolio "potrebbe salire da 0,9 milioni di barili al giorno a circa 1,1-1,2 milioni di barili se l'embargo degli Stati Uniti venisse tolto e Chevron ottenesse una licenza di esportazione senza restrizioni". Questo, dice ancora, "potrebbe peggiorare le prospettive ribassiste sul prezzo del petrolio per il 2026, a causa della forte crescita dell'offerta da parte dell'Opec e dei Paesi non Opec".

A lungo termine, qualsiasi aumento della produzione di petrolio venezuelana sarebbe graduale e richiederebbe investimenti notevoli. "Pensiamo - dice l'esperto - che sia possibile aumentare la produzione di altri 0,5-0,75 milioni di barili nei prossimi 2-3 anni se le grandi compagnie petrolifere fossero incoraggiate a fare investimenti significativi. Questo sarà possibile solo se il contesto politico sarà abbastanza stabile".

Con un ambiente politico stabile, afferma ancora Hottner, "le aziende potrebbero decidere di investire nelle enormi riserve di greggio pesante del Venezuela". Le aziende statunitensi, dice, "sarebbero probabilmente le prime ad avere abbastanza fiducia". Le più probabili, spiega, "sono le grandi compagnie petrolifere come Chevron, ExxonMobil e ConocoPhillips". Chevron è già presente in Venezuela con piccoli volumi di esportazione. Inoltre, prosegue, alcune compagnie petrolifere europee come Repsol o Eni potrebbero potenzialmente tornare se le questioni relative al debito venissero risolte. Il futuro impegno, conclude, "dipenderà dalla stabilità politica, dalla creazione di un nuovo quadro contrattuale con Petróleos de Venezuela S.a. e dalla risoluzione di eventuali richieste di risarcimento in sospeso". (di Andrea Persili)

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