In occasione della Giornata mondiale della desertificazione 2026 arriva il rapporto 'Le buone pratiche che curano il suolo' con contributi di agronomi, ricercatori, esperti ambientali
Il degrado del suolo in Europa avanza sotto la pressione di erosione, perdita di sostanza organica, consumo di territorio, siccità e uso intensivo di input chimici: un’emergenza silenziosa, sotto i nostri piedi, che riguarda l’agricoltura, il clima, l’acqua, la biodiversità e perfino la salute pubblica. Dai campi agricoli però stanno emergendo nuove esperienze capaci di invertire la rotta. Nasce da questa consapevolezza 'Le buone pratiche che curano il suolo', il nuovo rapporto promosso da Re Soil Foundation che verrà distribuito in occasione della Giornata mondiale della desertificazione e presentato ufficialmente durante il 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili in programma giovedì 18 giugno all’Auditorium Conciliazione di Roma. Un’opera corale che raccoglie contributi di agronomi, ricercatori, esperti ambientali e aziende agricole impegnate nella rigenerazione dei suoli attraverso pratiche innovative e sostenibili.
Tra gli autori, figurano esponenti del Joint Research Center della Commissione Europea, Mission Soil Ue, Global Soil Partnership Fao, Anbi, Università di Bologna, Università di Pisa, Novamont, Consorzio Italiano Compostatori e Consorzio Biorepack. Un’insieme composito di realtà che fa ben comprendere come la sfida della cura del suolo dai numerosi problemi che lo affliggono si possa vincere solo con il contributo di istituzioni pubbliche, realtà imprenditoriali, ricerca accademica, soggetti impegnati nell’innovativo comparto della bioeconomia circolare.
“La salute del suolo è una grande questione ambientale ma anche economica e sociale”, spiega Margherita Caggiano, direttrice Re Soil Foundation. “Rigenerare i terreni significa aumentare la resilienza climatica delle aziende agricole, tutelare acqua e biodiversità, ridurre i costi legati agli input chimici e rafforzare le comunità rurali. Con questo libro vogliamo dimostrare che esistono già esperienze concrete capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e competitività economica”.
Il libro mette in evidenza come la salute del suolo sia oggi una delle grandi sfide strategiche del nostro tempo. Come già rivelato dal 1° Rapporto sulla Salute del Suolo, pubblicato dalla stessa Re Soil Foundation negli anni scorsi, su 100 metri quadri di terreno ve ne sono in media 47 che presentano qualche forma di degrado. L’80% dei terreni agricoli, pari a poco meno di un quarto del territorio nazionale, è sottoposto a fenomeni erosivi, il 68% ha perso più del 60% del carbonio organico originariamente presente in essi, il 23% dei terreni destinati all’agricoltura presenta livelli eccessivi di azoto mentre il 7% è sottoposto a fenomeni di salinizzazione secondaria. La conseguenza? Perdita di fertilità oltre che di capacità di trattenere acqua e ridotta resilienza climatica, con effetti diretti sulla produttività agricola e sulla sicurezza alimentare.
Tra le azioni utili a invertire la tendenza individuate dalla Mission Soil dell’Unione Europea c’è anche la costruzione, entro il 2030, di almeno 100 Living Labs e 100 Lighthouse Farms in Europa, veri e propri laboratori territoriali dedicati alla salute del suolo.
Proprio le Lighthouse Farms sono uno degli elementi di maggior rilievo del volume e della strategia di Re Soil Foundation: aziende agricole pienamente operative sul territorio, che sperimentano sul campo pratiche rigenerative replicabili, traducendo la ricerca scientifica in soluzioni concrete per gli agricoltori. La rete delle Lighthouse Farms di Re Soil coinvolge oggi realtà distribuite lungo tutta la penisola, dalla Lombardia alla Calabria, dalle Marche al Lazio, dalla Toscana al Molise. Undici aziende hanno già sottoscritto un Memorandum of Understanding per condividere conoscenze, dati e pratiche innovative nella gestione sostenibile dei terreni.