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Farmaci: vantaggi da 'raccomandazione 14', ma Regioni indietro

27 novembre 2014 | 11.04
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- Getty Images/iStockphoto

Un percorso di cura del paziente oncologico che permetta più sicurezza per malati e operatori sanitari, maggiore sostenibilità economica e una migliore allocazione delle risorse, con conseguente riduzione dei costi. Sarebbe così se fosse applicata in tutt'Italia la Raccomandazione 14 per la 'Centralizzazione nella preparazione di farmaci antineoplastici', ma a due anni di distanza dalla pubblicazione da parte del ministero della Salute, le regioni italiane sono ancora lontane dall'obiettivo. E' quanto emerso oggi al IX Forum sul Risk Management in sanità, in corso ad Arezzo, nella sessione 'Raccomandazione 14: stato dell’arte a due anni dalla pubblicazione'.

Sarà una valutazione farmaco-economica - condotta da Crea Sanità - a far emergere il potenziale risparmio, e i vantaggi ottenibili in tutte le amministrazioni regionali. Il progetto nasce dalla volontà dei responsabili del rischio clinico di Toscana e Veneto (regioni capofila dello studio) di dimostrare la sostenibilità e la possibilità di implementare concretamente la Raccomandazione 14 in tutti gli ospedali italiani.

In prima linea le regioni Veneto e Toscana, nelle figure di Riccardo Tartaglia, responsabile del Centro di rischio clinico della regione Toscana; Mario Saia, per il Veneto e Federico Spandonaro, Crea Sanità, autore dello studio. Le regioni partecipanti sono Lazio, Puglia, Piemonte e Lombardia. "La raccomandazione 14 nasce per garantire sicurezza ai pazienti e agli operatori - ricorda Spandonaro - e fa parte delle politiche di incentivo alla qualità del sistema. L’aspetto economico, pur non essendo il motore dell’iniziativa ha certamente un ruolo fondamentale intanto perché l’efficienza è una dimensione della qualità e anche perché il vincolo economico è fondamentale per una concreta implementazione a livello regionale della raccomandazione".

"Lo studio ha l’obiettivo di colmare una carenza di conoscenze sul lato economico della raccomandazione 14 - prosegue Spandonaro - E' infatti evidente come le dimensioni delle aziende, ma anche le specificità locali possano condizionare l’ottimale implementazione della raccomandazione ministeriale sia sul lato delle scelte tecnologiche che su quello delle strategie di operare la centralizzazione in proprio. Utilizzare i service e le altre soluzioni presenti sul mercato". Alcune amministrazioni regionali hanno già dimostrato i vantaggi ottenibili.

In Veneto si è osservata una riduzione dello spreco di farmaci antiblastici fino al 50%; in Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e Basilicata la presa in carico del paziente oncologico e l’applicazione delle Raccomandazioni sono stati inseriti negli obiettivi dei direttori generali finalizzati alla loro riconferma. Tra le regioni virtuose anche la Sicilia, che ha recentemente pubblicato il decreto per 'l’approvazione del programma regionale per la sicurezza,appropriatezza e gestione complessiva della terapia antitumorale' e vanta un elevato tasso di centralizzazione.

In Puglia, infine, nella Asl di Bari con la delibera 1906/2014 è stata evidenziata l’importanza del recepimento e applicazione delle Reccomandazioni minsiteriali, come la 14, a maggior tutela della struttura sanitaria e dei pazienti. E proprio per la concreta riduzione dei contenziosi, la Asl di Bari ha ricevuto un plauso dal ministero dell'Economia.

Nel 2011, secondo un rapporto redatto dalla Società italiana dei farmacisti ospedalieri, solo un terzo delle strutture ospedaliere pubbliche risultavano a norma con la costituzione di unità per la preparazione e somministrazione delle terapie anticancro. Una voce molto importante, visto che attualmente il 17% del totale della spesa farmaceutica è costituito dal canale ospedaliero (12,6 miliardi di euro) e gli antiblastici costituiscono il secondo capitolo di spesa per un totale di 2,2 miliardi di euro.

L’impiego di questa tipologia di farmaci - evidenziano gli esperti - comporta un processo di gestione lungo e articolato che al suo interno prevede un ampio margine di errore legato a tutte le fasi di preparazione e somministrazione che possono mettere a rischio il paziente e il personale sanitario. La fase più critica è quella della preparazione, ovvero della diluizione di questi farmaci, in quanto si registra il massimo livello di esposizione per l’operatore. Da qui nasce il principio cardine della raccomandazione 14, che vede nella creazione delle Ufa (Unità farmaci antiblastici) la chiave per garantire sicurezza a 360 gradi. "attraverso l’utilizzo di locali e apparecchiature idonee, personale dedicato e procedure condivise tra Direzione sanitaria/aziendale, farmacia e unità operative interessate".

Relativamente alla fase della produzione, viene suggerita l’opzione della sacca multidose che offre vantaggi in termini di sicurezza per il paziente (riduzione degli errori, conformità alla prescrizione e garanzia della sterilità) e per l’operatore (riduzione delle fasi di manipolazione e quindi dell’esposizione); riduzione dei costi (eliminazione degli sprechi di farmaco) e miglioramenti organizzativi (riduzione dei tempi di preparazione e quindi un’ottimizzazione dei tempi di gestione delle risorse).

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