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Concorsi truccati, sospesi rettore e 9 prof

CRONACA
Concorsi truccati, sospesi rettore e 9 prof

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Ventisette concorsi truccati, 17 per professore ordinario, 4 per professore associato e 6 per ricercatore. E' il bilancio dell’operazione dei poliziotti della Digos, denominata 'Università Bandita', che "ha consentito di svelare un sistema di nefandezze", ha commentato il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro.


Sono 40 i docenti coinvolti e 14 gli atenei, ovvero una rete estesa in tutto il Paese. Il rettore dell'università di Catania, Francesco Basile, e l'ex rettore Giacomo Pignataro sono tra gli indagati: per loro è stata disposta la sospensione dal servizio. Gli altri indagati sono il prorettore Giancarlo Magnano di San Lio, l'ex Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Giuseppe Barone, il Direttore del Dipartimento di Economia e Impresa Michela Maria Bernadetta Cavallaro, il direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche Filippo Drago, il direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica Giovanni Gallo, il direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali Carmelo Giovanni Monaco, il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Roberto Pennisi, il presidente del coordinamento della Facoltà di Medicina Giuseppe Sessa.

Sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere e, a vario titolo, di corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, corruzione per l'esercizio della funzione, induzione indebita a fare o promettere utilità, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, turbata libertà del procedimenti di scelta del contraente, abuso d'ufficio e truffa aggravata.

Nel procedimento sono complessivamente iscritti 40 professori delle Università di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

"Un sistema squallido. Provo molta tristezza". Così , che ha aggiunto: "Si è usata la parola, da parte di qualcuno, non da parte mia, di 'metodi paramafiosi. Parto dal principio che se tutto è mafia, nulla è mafia. Io uso la parola mafia per sistemi effettivamente mafiosi. Però questi sono sistemi criminali ed anche i sistemi criminali organizzati non mafiosi posso produrre effetti devastanti". "I fatti - ha aggiunto - sono estremamente gravi e certamente non fanno onore a persone che certamente dovrebbero appartenere al mondo della cultura, cultura che non può soffrire l'adozione di sistemi clientelari e non basati sul merito per potersi perpetuare". "Una cultura che si basa su questi sistemi è una cultura destinata a rimanere sterile e a perseguire più esigenze clientelari che non esigenze di progresso e di sviluppo della nostra società".
"L'indagine ha consentito di svelare un sistema di nefandezze che purtroppo macchia in maniera veramente pesante il nostro Ateneo perché purtroppo coinvolge tutti i personaggi di maggiore responsabilità al suo interno", ha affermato ancora il procuratore della Repubblica.

L'indagine è nata da una querelle che c'era stata in precedenza tra un professore e l'ex rettore Pignataro e che riguardava una procedura amministrativa. In pratica, "venivano individuati professioni di altri atenei che avrebbero fatto parte della commissione che poi veniva costituita per la chiamata di quello che sarebbe stato poi il futuro docente o dottorando o ricercatore". "Un vero e proprio codice di comportamento sommerso operante in ambito universitario secondo il quale gli esiti dei concorsi devono essere predeterminati dai docenti interessati quello emerso", secondo quanto emerge dall'operazione. Le indagini hanno accertato come nessuno spazio doveva essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo poteva essere presentato contro le decisioni degli organi statutari. Le regole del codice inoltre avevano un un preciso apparato sanzionatorio e le violazioni erano punite con ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico.

INTERCETTAZIONI - "Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare...". Questa una delle frasi intercettate dagli investigatori durante l'indagine. A pronunciarla, riferendosi agli altri candidati, parlando con un candidato che dovrà vincere, sarebbe stato il prof. Giuseppe Barone, tra gli indagati. In un'altra intercettazione uno degli indagati pronuncia la frase: "Hanno pestato la merda ora se la piangono" commentando l'operato di un candidato che aveva presentato ricorso, che sarebbe stato minacciato di ritorsioni nei confronti della moglie, che non avrebbe mai - queste le minacce - più fatto parte di una commissione. In un'altra intercettazione il rettore Francesco Basile parlando in merito ai concorsi 'ad hoc', avrebbe detto: "L'università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta di elite culturale della città perché fino ad adesso sono sempre quelle le famiglie".

MIUR - Appena appresa dagli organi di stampa la notizia delle indagini, condotte dalla Procura della Repubblica di Catania e delle misure cautelari personali, applicate su disposizione dell'Autorità giudiziaria, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca "ha immediatamente avviato una verifica sull'eventuale presenza all'interno delle commissioni di abilitazione scientifica nazionale - o in qualsiasi altro tipo di collaborazione istituzionale con il Miur - di docenti universitari coinvolti nel procedimento penale". Lo annuncia in una nota lo stesso Ministero precisando che "all'esito degli accertamenti saranno adottati i necessari provvedimenti di sospensione di tali collaborazioni con il personale docente coinvolto nell'inchiesta. Il Miur provvederà inoltre a richiedere all'Autorità giudiziaria catanese copia degli atti al momento ostensibili dell'indagine, al fine di costituirsi parte civile nel futuro giudizio penale".



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