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Michael, rimpatriato alla Cecchignola per il coronavirus

CRONACA
Michael, rimpatriato alla Cecchignola per il coronavirus

(Afp)

di Sara Di Sciullo
"Stiamo vivendo queste ore in fibrillazione per la voglia di uscire". Michel Talignani, modenese che era andato in Cina per lavoro, racconta all'Adnkronos l'atmosfera che si respira alla cittadella militare della Cecchignola, dove si trova sotto stretta sorveglianza sanitaria insieme agli altri connazionali rimpatriati il 3 febbraio da Wuhan, città focolaio del coronavirus, in vista della fine del periodo di isolamento. Dopo il caso del 29enne trasferito allo Spallanzani perché contagiato dal coronavirus, il calcolo del periodo di 14 giorni di "sorveglianza sanitaria" era ripartito. E ora tra giovedì e venerdì, dopo l'esito degli ultimi test, i connazionali sono pronti a tornare a casa.


Appena uscito "tornerò a casa, non vedo l'ora di riabbracciare la mia famiglia, anche loro hanno vissuto momenti di tensione", continua Michel Talignani. A casa lo aspetta una sorpresa: "Mi hanno detto che ci sarà qualcosa, ma non so", racconta. "Ciò che mi è mancato di più è la mia famiglia - sottolinea - per il tipo di lavoro che faccio siamo abituati a stare distanti, ma in questo caso la situazione era diversa". Da questa esperienza, Talignani ha imparato una cosa: "In futuro verificherò, ovunque io debba andare, che non ci siano problemi e al minimo segnale non partirò. Ho visto che questo caso si è evoluto troppo velocemente, non bisogna sottovalutare niente". Dell'isolamento alla Cecchignola non resterà comunque un brutto ricordo: "Siamo stati trattati benissimo. Il personale medico dell'Esercito è stato veramente fantastico e disponibile". E l'esperienza lo accomuna ai connazionali che hanno vissuto insieme a lui questi giorni di 'quarantena': "Siamo stati 14 giorni tutti insieme, è normale condividere un po' tutto".



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