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Ultimatum a Maduro

ESTERI
Ultimatum a Maduro

(Afp)

Mentre l'Europa lancia un ultimatum di 8 giorni a Maduro per convocare nuove elezioni in Venezuela - pena il riconoscimento di Juan Guaidò a presidente ad interim - il premier italiano Giuseppe Conte interviene sulla vicenda, auspicando "la necessità di una riconciliazione nazionale e di un processo politico che si svolga in modo ordinato e che consenta al popolo venezuelano di arrivare quanto prima a esercitare libere scelte democratiche". "In questo momento - scrive il premier su Facebook - è di fondamentale importanza scongiurare una escalation della violenza all'interno del paese e al contempo cercare di evitare che il Venezuela, attraverso l'impositivo intervento di Paesi stranieri, possa diventare terreno di confronto e divisioni tra attori globali" aggiunge Conte, sottolineando che "l'Italia sta con il popolo venezuelano e auspica per esso migliori condizioni di vita politica, sociale ed economica". ''Ci riconosciamo pienamente nella dichiarazione comune che gli Stati membri dell'Unione Europea hanno diffuso oggi sulla situazione in Venezuela, alla redazione della quale abbiamo partecipato" gli fa eco il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi. "Con l'accorato pensiero al popolo venezuelano e ai tanti di origine italiana - prosegue - di fronte ai drammatici avvenimenti in corso ci stringiamo alle famiglie delle vittime. Chiediamo una vera riconciliazione nazionale e iniziative costruttive che scongiurino sviluppi gravi e negativi, assicurino il rispetto dei diritti fondamentali e consentano un rapido ritorno alla legittimità democratica, garantita da nuove elezioni libere e trasparenti''. "Tra interventismo statunitense, freno tout court della Russia e inutili ultimatum Ue - twittano il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S) -, l'Italia offre di mediare tra Maduro e opposizioni per una transizione politica verso nuove elezioni in Venezuela, nei tempi e nei modi più adatti. Gli ultimatum compattano solo il potere".


SCONTRO ALL'ONU - La giornata è stata scandita da scontri e toni infuocati. A New York, durante il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, riunito per una seduta d'emergenza sulla grave crisi politica del Venezuela, Mosca e Washington sono andate allo scontro frontale. La Russia ha tentato di bloccare la riunione del Consiglio di sicurezza, sostenendo che la situazione nel Paese non costituisce una minaccia alla sicurezza e alla pace internazionale e ha chiesto un voto prima dell'avvio della riunione, sostenendo che essa costituiva un "grave abuso delle prerogative" dell'organismo Onu. 9 Paesi sui 15 hanno tuttavia votato affinché la riunione andasse avanti. L'ambasciatore russo presso l'Onu, Vassily Nebenzia, ha definito le azioni degli Stati Uniti "senza vergogna e aggressive", paragonandole a un tentativo di colpo di stato, mentre il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha risposto sottolineando l'impatto destabilizzante della crisi venezuelana sull'intera regione. "O si sta con le forze della libertà, o si è in combutta con Maduro e il suo caos" ha spiegato il segretario di Stato Usa, mentre la Russia, dal canto suo, ha accusato Washington di usare il Consiglio di sicurezza Onu come uno "stratagemma immorale" per provocare un cambio di regime in Venezuela.

L'EUROPA CON GUAIDO' - Dall'altra parte dell'Oceano, intanto, Spagna, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno invitato Maduro a convocare elezioni "trasparenti" nei prossimi otto giorni . E anche l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, parlando a nome dell'intera Ue, ha spiegato che l'Europa, "chiede che sia con forza che con urgenza si tengano elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili in linea con gli standard democratici internazionali e l'ordine costituzionale venezuelano". In assenza dell'annuncio di nuove elezioni, l'Ue "intraprenderà ulteriori azioni - ha affermato Mogherini - anche sulla questione del riconoscimento della leadership del Paese, in linea con l'articolo 233 della Costituzione venezuelana". La posizione europea sul Venezuela è frutto dell'azione di coordinamento dell'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Federica Mogherini che ha avuto contatti con i premier spagnolo e italiano Pedro Sanchez e Giuseppe Conte, con il ministro degli Esteri olandese Stef Blok ed alti esponenti dei governi di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Nelle ultime ore, si legge in un comunicato del Seae, l'Alto Rappresentante ha avuto una serie di colloqui riguardanti gli ultimi sviluppi in Venezuela e sul lavoro dell'Ue e dei suoi partner in direzione di una soluzione democratica, pacifica ed inclusiva a beneficio di tutti i venezuelani. Mogherini ha anche parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, il presidente argentino Mauricio Macri, l'arcivescovo Richard Gallagher, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez Parrilla, il ministro degli Esteri del Costarica, Manuel Ventura, e il ministro degli Esteri del Perù, Nestor Popolizio, per illustrare il comune approccio nell'Ue ai più recenti avvenimenti in Venezuela e ribadire il proprio sostegno ad un credibile processo attraverso, anche, la creazione immediata di un Gruppo di Contatto Internazionale. Altri contatti con partner internazionali avranno luogo nelle prossime ore, compresi Messico, Uruguay, Ecuador e Bolivia. L'Ue continuerà a seguire da vicino la situazione in Venezuela, e i ministri degli Esteri nel discuteranno nel corso dell'incontro informale previsto per giovedì prossimo a Bucarest.

CARACAS NON CEDE - Caracas, intanto, non intende cedere. Anzi, respinge con forza le richieste arrivate dall'estero, in particolare l'ultimatum di 8 giorni inviato da parte dell'Europa: "Nessun paese può decidere il destino della nostra nazione. Il Venezuela non consentirà a nessuno di imporci decisioni o ordini", ha detto il ministro degli Esteri Jorge Arreaza intervenendo in Consiglio di Sicurezza all'Onu. "Continueremo a seguire la strada della nostra democrazia", ha poi aggiunto Arreaza definendo le notizie diffuse dai media americani e i tweet del vicepresidente Mike Pence e del segretario di stato Mike Pompeo come la prova che dietro il 'coup d'état' dell'autoproclamato presidente Juan Guaido ci sia Washington.

CHI STA CON MADURO, CHI CON GUAIDO' - La spaccatura internazionale di fronte alla crisi venezuelana è evidente. Mentre i tre Paesi europei, uniti a Stati Uniti, Canada e oltre una mezza dozzina di Paesi latino americani si sono schierati con Guaidò, un altro blocco di Paesi che comprende Russia, Iran, Turchia, Cuba, Bolivia e Nicaragua sostengono Nicolas Maduro, eletto lo scorso maggio in elezioni dichiarate non democratiche a un secondo mandato che ha iniziato a dicembre nonostante le richieste internazionali di sue dimissioni.



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