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La svolta degli eletti 5S: "Ora direttorio 2.0"

POLITICA
La svolta degli eletti 5S: Ora direttorio 2.0

(Fotogramma)

di Antonio Atte


C'è chi parla di 'Direttorio 2.0', chi fa riferimento a una 'segreteria politica' (definizione che però non piace ai vertici 5 Stelle) e chi invoca un 'team' di supporto per il capo politico. Fatto sta che la svolta annunciata da Luigi Di Maio sul Blog delle Stelle (rompendo l'assordante silenzio post-voto in Abruzzo) ha scosso il gruppo parlamentare stellato. La scelta del leader grillino di "affrontare il tema dell'organizzazione nazionale e locale" viene benedetta dalla maggioranza degli eletti. Ma non mancano pareri critici sulle parole di Di Maio, che, tra l'altro, sarebbero state oggetto di una non facile trattativa con Davide Casaleggio nell'arco delle ultime 48 ore.

"Auspico una modalità che metta a frutto le migliori competenze che Di Maio ha portato in Parlamento - dice all'Adnkronos il deputato Paolo Lattanzio -. Abbiamo parlamentari di altissimo livello che potrebbero dare un contributo maggiore. Quindi è il caso di istituire un team di supporto politico che aiuti Di Maio nelle scelte, cosa che è in linea con quanto Luigi propone".Riccardo Ricciardi chiede una "svolta radicale" e un giusto riconoscimento per il lavoro degli attivisti. Se da un lato il leader M5S parla di "apertura a nuovi mondi con gli uninominali" sul modello delle politiche (a proposito: i capilista delle europee saranno scelti proprio da Di Maio, come si legge nel regolamento pubblicato oggi sul Blog pentastellato), dall'altro Ricciardi avverte: "La militanza non è Rousseau ma l'attività quotidiana. Ci sono centinaia di risorse della società civile che mettono già tutto l'anno la faccia per il Movimento: il M5S è già società civile. Li decidano i gruppi i loro candidati: chi meglio di chi fa politica tutti i giorni conosce le risorse umane della propria comunità?". Il parlamentare inoltre sottolinea: "Non si confonda la presenza in rete con la presenza per strada quotidianamente. E' la gente che monta i banchetti la forza del Movimento; non chi se ne sta alla finestra tutto l'anno e poi, sotto elezioni, grazie a un'iscrizione a Rousseau può rappresentare i cittadini nelle istituzioni".

Di questo e altri temi (come l'apertura alle liste civiche, altro passaggio fondamentale del post di Di Maio) si parlerà lunedì sera nel corso dell'assemblea congiunta convocata dal vicepremier M5S. Intanto all'interno del Movimento si ragiona sulla nuova possibile nuova struttura da dare alla creatura politica fondata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Parlare di 'segreteria' non è più un tabu per molti. "Se Di Maio lo ritiene utile perché no", dice all'Adnkronos Elena Fattori, senatrice 'ribelle' che però plaude alla decisione di "rivedere l'organizzazione nei territori". Per il collega Gianluca Castaldi "la nostra identità" deve restare "intatta": "Ben venga un'evoluzione, ma mai avvicinarsi ai partiti. Diventeremmo uno dei tanti prodotti - tutti uguali - da scegliere nel catalogo della politica, per poi essere lasciati sullo scaffale", avverte su Facebook.

Per Luigi Gallo "chiunque è a guida del M5S deve rispettare principi, valori e programma altrimenti sta creando solo l'ennesimo partito personale e nel ventunesimo secolo non ne abbiamo nessun bisogno", rimarca sui social il deputato ortodosso.

"Intorno a noi - prosegue - ci sono persone straordinarie, capaci, sognatori. I primi sono i cittadini attivi, i consiglieri comunali, i consiglieri di municipalità e tutti i portavoce regionali, parlamentari ed europarlamentari che hanno potenzialità straordinarie, talenti che in questo momento sono lasciati a marcire in un meccanismo decisionale verticistico ottocentesco tradendo l'indirizzo con cui è partita questa avventura".

Il primo test utile per collaudare la nuova macchina organizzativa 'locale' del Movimento 5 Stelle potrebbe essere il voto in Piemonte, che si terrà lo stesso giorno delle europee, il 26 maggio. Se infatti le elezioni in Sardegna (dove ormai il M5S sembra rassegnato a un'altra sconfitta) e quelle in Basilicata sono troppo vicine, per le regionali piemontesi ci sarà più tempo per riorganizzare la struttura sul territorio e prepararsi così a una sfida su cui peserà non poco anche la questione Tav.



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