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5S, la svolta anti Lega piace ai dissidenti

POLITICA
5S, la svolta anti Lega piace ai dissidenti

(Fotogramma)

di Antonio Atte
La svolta pro-diritti di Luigi Di Maio riporta il sereno all'interno del Movimento 5 Stelle. Le ultime uscite del vicepremier grillino in chiave anti-Lega incassano il plauso anche di alcuni esponenti di quell'ala dissidente che non ha mai mancato di far sentire la propria voce critica sulle scelte dei vertici M5S. A partire dalla senatrice 'ribelle' Elena Fattori. "Bene la svolta - dice all'Adnkronos la parlamentare -, purché non sia solo immagine". Fattori lancia poi un appello al capo politico: "Sarebbe un segnale importante chiudere la vicenda delle nostre espulsioni". Il riferimento è al procedimento disciplinare aperto nei confronti della senatrice di Genzano e della collega Paola Nugnes. Per ora i probiviri 5 Stelle non si sono ancora espressi sulla loro situazione.


"Ad oggi - osserva ancora Fattori - le sanzioni sono soprattutto nei confronti di chi si è opposto all'appiattimento nei confronti della Lega. Quindi, al di là della comunicazione, nei fatti non è cambiato nulla". E fare "i fatti" secondo la senatrice vuol dire non solo archiviare la pratica espulsioni ma anche abbracciare tout court il tema dei diritti umani, perché, spiega, "a un mese e mezzo dalle elezioni dopo il decreto sicurezza e la vicenda Diciotti è facile fare maquillage".

Parlando con un suo collaboratore, un sottosegretario M5S benedice il nuovo corso: "Questo è il Di Maio che ci piace e ci rappresenta in toto: nessuna paura di far valere i nostri temi con Salvini, concentrato a far prevalere la nostra identità. Insomma quell'atteggiamento che alle politiche ci ha portato al 33%. Ha ingranato la marcia, sono certo che affronteremo alla grande questa campagna elettorale per le europee".

La svolta di Di Maio arriva in un momento cruciale della campagna per le elezioni europee. Nel corso degli ultimi mesi, il leader grillino è stato più volte 'pungolato' dai parlamentari più critici, che gli hanno chiesto di marcare le distanze dallo 'scomodo' alleato di governo. Da tempo ormai i sondaggi attribuiscono alla Lega di Matteo Salvini un consenso superiore al 30% - che alle urne, il 26 maggio, sancirebbe il sorpasso ai danni dei pentastellati -, rilevando anche un Pd in ascesa dopo la vittoria di Nicola Zingaretti alle primarie. Da qui la scelta dei vertici grillini di mettere l'accento sulla questione dei diritti, differenziandosi così dal Carroccio.

Vanno lette sotto questa luce le reprimende contro il Congresso per le Famiglie di Verona e gli attacchi rivolti ai partner europei della Lega ("preoccupa l'alleanza con chi nega l'Olocausto"). E' di ieri la bordata nei confronti di Casapound, che per Di Maio va sgomberata al pari dei campi rom, mentre il 'divorzio' dai gilet gialli era nell'aria da tempo. A sancire la fine dell'intesa con il movimento di protesta francese ci ha pensato Di Maio in occasione della sua ospitata da Fabio Fazio.

"I gilet oggi non li incontrerei... Quando ho visto che una parte dei gilet gialli voleva creare una lista sono andato ad incontrarli. Ma abbiamo scoperto che c'erano delle idee un po' violente e eversive". Linea sposata da Sergio Battelli, presidente della Commissione Politiche Ue, che in un'intervista a 'La Stampa' definisce "chiuso" il capitolo gilet gialli.

La sfida ora si chiama salario minimo garantito. Secondo il deputato Michele Sodano, "Di Maio sta affermando quella che è l'identità più verace del Movimento 5 Stelle, un movimento post ideologico che ha ancora l'ambizione di salvare l'Italia dalla deriva di corruzione e disuguaglianza su cui ci avevano portato i finti partiti del popolo, da Forza Italia al Partito democratico".

Per questo, sottolinea Sodano, la prossima battaglia del M5S "va nella direzione di dare sempre più dignità al lavoratore. Senza dimenticare l'abbattimento del cuneo fiscale per le imprese, poniamo le basi per il salario minimo garantito che significa rendere illegale lo sfruttamento e rinforzare la nostra società".



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