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Antisemitismo, il monito di Mattarella

POLITICA
Antisemitismo, il monito di Mattarella

(foto Quirinale)

"Per le nostre società, l'antisemitismo è un vero e proprio veleno. Agisce come un virus estremamente pericoloso, in grado di infiltrarsi nel tessuto sociale delle democrazie. Un virus che malauguratamente, nonostante gli sforzi delle società europee, non è mai stato completamente debellato". Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un'intervista rilasciata il 27 febbraio scorso a Richard Heuzé, pubblicata da Politique Internationale.


"La lotta contro l'oblio e la valorizzazione della memoria - aggiunge il Capo dello Stato - sono gli unici anticorpi in grado di sconfiggere le terribile malattia di antisemitismo. Ricordate queste parole di Primo Levi, iscritte all'ingresso del memoriale di Berlino dedicato agli ebrei d'Europa assassinati: 'E avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire'. Ecco perché occorre instancabilmente preservare la memoria, raccontare, spiegare e non dimenticare. Perché questo virus, anche quando lo si crede sconfitto, rimane latente, come constatiamo ahimè in questo momento. Nel dicembre 2018 abbiamo allestito al Quirinale una piccola esposizione per ricordare l'adozione delle leggi razziali da parte di Mussolini nel 1938. A ottant'anni di distanza il messaggio non ha perso nulla della sua attualità".

Quanto ai rapporti tra Italia e Francia, "tanto vicini per cultura giuridica e per storia, sapranno trovare un accordo su una questione delicata come quella delle estradizioni" dice il Presidente della Repubblica.

"Il nostro Paese - ricorda il Capo dello Stato - ha sofferto molto durante quelli che si sogliono definire gli 'anni di piombo'. Siamo riusciti a sconfiggere il terrorismo senza mai derogare in alcun modo alle regole della democrazia e alle garanzie di diritto. In particolare, non abbiamo mai fatto ricorso alla legislazione di emergenza. Ecco perché oggi l’esigenza di giustizia è così fortemente sentita dal popolo italiano".

"Il Forum economico che si è tenuto il primo marzo a Versailles, e che ha riunito le organizzazioni degli imprenditori dei nostri due Paesi, la Confindustria e il Medef, ha dimostrato che i nostri rapporti di lavoro non hanno subito lacerazioni" assicura il Capo dello Stato.

"Sono quarant'anni che il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale diretto, ma, per la prima volta, stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale pan-europea nel senso pieno del termine - avverte il capo dello Stato -. Non si tratta cioè di 27 campagne elettorali separate, bensì di un unico dibattito in un'unica arena, cui prendono parte leader e partiti politici di tutti i Paesi. I temi della campagna rispecchiano sempre meno le questioni nazionali. La gente si interessa sempre più a ciò che accade negli altri paesi dell'Unione ed è consapevole di condividere un destino comune.

"Lungi dal provare estraneità - prosegue Mattarella - come vorrebbero far credere alcuni, gli europei provano un senso di appartenenza crescente. E paradossalmente, all'origine di questo rinnovato interesse vi sono i movimenti euroscettici. A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione".

"I dibattiti - evidenzia ancora il Presidente della Repubblica - si stanno svolgendo in spazi considerati finora come appartenenti alla 'sfera riservata' della diplomazia: la questione dei missili a medio raggio, il riarmo nucleare, le regole del commercio internazionale, la politica africana, le migrazioni, la finanza internazionale e l'Europa si sta costruendo dal basso. L'organismo sociale europeo in formazione comprende sensibilità che trascendono i confini nazionali e si apprestano a esprimersi tramite quell'esercizio democratico comune che è l'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo".

"Quali valori vogliamo proteggere? - si chiede il Capo dello Stato - La libertà, la democrazia, il rispetto dei diritti umani, il primato del diritto in breve, valori che riguardano le persone e i popoli, e non certo la conservazione di ipotetici 'spazi vitali' né gli interessi nazionalistici o l'antagonismo fra comunità. Guardiamoci da coloro che vorrebbero ribaltare questo approccio!"

"E' vero che certe organizzazioni sono invecchiate e rispecchiano rapporti di forze ormai scomparsi. Ma la crisi è conseguenza delle politiche dei principali attori sulla scena internazionale più che dell'inadeguatezza degli strumenti multilaterali stessi - aggiunge Mattarella -. Non dimentichiamo che questi strumenti, a cominciare dall'Onu, hanno svolto un ruolo prezioso all'indomani della scomparsa della 'cortina di ferro'. Durante questo periodo è stato possibile raccogliere i 'dividendi della pace' del dopo-guerra fredda. E chiaro che il vuoto politico che risulterebbe dal trionfo dell'unilateralismo esporrebbe il mondo a tensioni premonitrici di onflitti potenzialmente devastanti".



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