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Resa dei conti nel Pd

POLITICA
Resa dei conti nel Pd

(Foto Fotogramma)

"Domani ci sarà la direzione del Pd. Tenterò di ricostruire, farò uno sforzo per ricostruire, in ogni modo, uno spirito unitario. Perché sento su di me tutto il peso di questa responsabilità". Così il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, aggiungendo: "In Italia governa Salvini con politiche economiche, sociali e culturali drammatiche. Non possiamo non vedere che questa deve essere la priorità assoluta". "Con questo spirito - ha detto ancora - farò uno sforzo per riaprire un dialogo e verificare le condizioni di un passo avanti insieme, almeno sul terreno della politica e dell'iniziativa politica". E ha concluso: "E' ovvio che in quanto segretario del Pd sento su di me, lo ripeto, questa responsabilità".


Un appello a Gentiloni era arrivato in mattinata da Carlo Calenda, su Twitter. "Forse la strada giusta è che il Presidente del @pdnetwork @PaoloGentiloni chiami un time out e organizzi una riunione con Renzi, Zingaretti, Giachetti, Martina, Guerini etc e provi a ricomporre. In fondo è lui il garante dell’unità del partito". torna sulle divisioni interne al Pd dopo il suo duro tweet di ieri in cui aveva scritto: "Mi vergogno di essere andato in giro a chiedere voti per un partito che è incapace di stare insieme anche mentre il paese va a ramengo".

Calenda aveva già detto la sua sulle polemiche seguite alla nomina della nuova segreteria del partito della quale non fanno parte i renziani: "Fermiamoci, rimettiamo mano alla segreteria, costruiamo un governo ombra largo anche oltre Pd, lavoriamo alla coalizione e al programma", era stata la sua proposta sempre via Twitter.

Oggi, rispondendo ad alcuni utenti, il fondatore di Siamo Europei è tornato sulla questione segreteria: "È un problema se una parte del partito non si sente rappresentata. Nicola dice di averglielo proposto, loro dicono che non è vero. Possiamo sospendere l’ora di ricreazione all’asilo, incontrarci tutti e rimettere a posto le cose? Oppure prendiamo atto che non si può stare insieme". E poi, ancora, in un altro tweet: "Proviamo a uscire da questa bagarre. Non ci sono differenze di pensiero politico così profonde da giustificarle. Sentiamo cosa propongono Giachetti, Martina, Renzi etc. Più la segreteria è larga, più il partito è compatto".

"Qualcuno sta aspirando e magari spingendo perché questo accada, per quanto mi riguarda no". Così Roberto Giachetti a Circo Massimo su Radio Capital a proposito dell'ipotesi scissione nel Pd. "Io ho cercato di dimostrare che si può stare nel partito lealmente pur essendo minoranza. Ho fatto campagna elettorale per le amministrative e per le europee anche per candidati non vicini a Renzi -ha spiegato Giachetti-. Ma penso che sia coerente, essendomi candidato in alternativa di Zingaretti alle primarie ed essendo contrario alle scelte che ha fatto Zingaretti dopo la sua elezione, di non entrare nella segreteria. Devo mantenere la coerenza di una posizione distinta". "Zingaretti mi aveva offerto di entrare in segreteria. Io dissi subito che la mia posizione politica è talmente distinta che o c'è un cambio di posizione da parte di Zingaretti o resto all'opposizione, lui mi ha chiesto se confermavo questa linea e io gli ho detto di sì -ha detto ancora il deputato del Pd-. Voglio solo rivendicare il diritto di dire quello che penso, da minoranza leale. E voglio farlo dentro al partito. Se qualcuno sperava che me ne andassi dopo le primarie, ha capito male e se n'è reso conto; e se qualcuno spinge adesso perché ce ne andiamo...Se decido di andarmene lo decido io, non lo faccio decidere a qualcun altro". Deluso da Zingaretti? "Non sono deluso", risponde, "perché non mi sono mai illuso".



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