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Berlusconi, Di Pietro: "La condanna è una pietra tombale"

POLITICA
Berlusconi, Di Pietro: La condanna è una pietra tombale

(Fotogramma)

“Da cittadino e ancor più da ex magistrato, mi sento offeso dal comportamento sia di Berlusconi che di quel giudice che è andato a sfogarsi con lui, se è vero che lo abbia fatto; ma partendo dal presupposto che davvero sia accaduto, è vergognoso che un giudice prima fa una sentenza e poi va dalla persona che ha condannato per dirgli che non lo voleva condannare. Un atto del genere mi offende come cittadino e come magistrato”. A dirlo all’AdnKronos è l’ex pm di Milano Antonio Di Pietro, protagonista della stagione di Tangentopoli, commentando le dichiarazioni registrate del giudice Amedeo Franco, relatore della sezione feriale della Cassazione che nel 2013 condannò Silvio Berlusconi per frode fiscale.


“E mi offende anche – aggiunge Di Pietro - chi ha tenuto nascosta una registrazione del genere fino a che quel giudice non è morto, così da poterla utilizzare senza che il protagonista abbia la possibilità di spiegare perché ha fatto quel gesto”.

Per Di Pietro, “resta il fatto oggettivo che quella sentenza, e tutte quelle che l’hanno preceduta relative a quella vicenda, hanno accertato fatti veri e quella condanna resta una pietra tombale sul comportamento illecito e criminale di Berlusconi”.

Lo stesso ex pm subito dopo evidenzia: “L’unica cosa che non mi meraviglia è questo ennesimo tentativo di inquinare le acque da parte di quel gruppo di persone facenti capo a Berlusconi, i giannizzeri berlusconiani, consistito in blandizie da una parte e delegittimazione e dossieraggi dall’altra, come ho vissuto sulla mia pelle; tentativi messi in atto per spostare l’attenzione dai fatti commessi da Berlusconi. A me, infatti, è capitato che negli anni di Mani Pulite, prima mi voleva fare ministro e poi ha scatenato i suoi per costruire dossier nei miei confronti portandomi a dovermi giustificare di fronte a magistrati e in sede disciplinare, e poi ci sono voluti anni per far condannare per calunnia e diffamazione i responsabili”.

Io “ho vissuto sulla mia pelle questo sporco gioco – ribadisce Di Pietro all'Adnkronos -, posto in essere dalle persone messe a guardia della indisponibilità a sottoporsi alla giustizia da parte di Berlusconi, dunque a questo personaggio che tira fuori questa registrazione adesso, a babbo morto, soltanto per annacquare le acque, non solo io non credo, e comunque sia è riprovevole il comportamento del magistrato che prima firma una sentenza e poi va a “leccare” il condannato, ma mi fa anche schifo il comportamento di chi tiene un’arma del genere nascosta fino a quando quel giudice non c’è più per potersi giustificare”.

Quanto alle affermazioni dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, che ha parlato di “plotone di esecuzione” che ha fatto fuori Berlusconi così come negli anni di Mani Pulite fece fuori i socialisti, Di Pietro replica: “Al plotone di esecuzione sono stati sottoposti i magistrati della procura di Milano, ed io in particolare, a cui è stato impedito di portare avanti le inchieste fino alla fine prima con blandizie, ripeto, cercando di portarli al governo con loro, e poi coi dossieraggi nei loro confronti per delegittimare la loro azione giudiziaria”.

Di Pietro si sofferma anche sulla richiesta, proveniente da molti esponenti del centrodestra, di una Commissione d’Inchiesta: “Quella che ha condannato Berlusconi è una sentenza passata in giudicato – afferma -, che nulla ha più da dire, e ogni Commissione d’Inchiesta può servire soltanto per buttarla in politica, buttarla in chiacchiera da bar, perché quelli contenuti nella sentenza passata in giudicato sono fatti incontrovertibili. I giannizzeri di Berlusconi vorrebbero buttarla in politica, ma è un modo di fare vecchio di 30 anni, e se c’è una persona che dovrebbe invece rispondere per i suoi tentativi di inquinare il giusto processo sia ammiccando ai magistrati accondiscendenti, sia creando o facendo creare dossier, è proprio l’entourage messo intorno a Berlusconi”.

Per Di Pietro, infine, “se anche questo modo di fare non produce nulla di nuovo sotto il sole, si tratta però, ed è questo il vero dramma, di un martellamento delle menti che sta portando l’opinione pubblica a credere che c’è una guerra fra bande, quando in realtà c’è una guerra fra guardie e ladri”.

(di Luca Rocca)



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