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Fmi: migranti raddoppiati in 30 anni, migliorano le economie dei Paesi ospiti

19 giugno 2020 | 22.00
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Il World Economic Outlook su 'gli effetti macroeconomici delle migrazioni globali': passati dal 7% al 12% nelle economie avanzate

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(Fotogramma)

In trent'anni il numero di quanti possono essere definiti migranti si è più che raddoppiato a livello globale, passando dai 120 milioni del 1990 ai 270 milioni del 2019, anche se - per via dell'incremento della popolazione mondiale - la loro quota è rimasta pressoché stabile intorno al 3% degli abitanti totali. Lo scrive il Fondo Monetario Internazionale in un capitolo del World Economic Outlook, su "Gli effetti macroeconomici delle migrazioni globali" in cui evidenzia però come la quota di immigrati nelle economie avanzate è aumentata in questo lasso di tempo dal 7% al 12%, mentre quella nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo è rimasta stabile intorno al 2%. Tendenzialmente - osserva il Fondo - "i migranti si stabiliscono nella loro regione d'origine" ma "una parte significativa della migrazione internazionale ha luogo su lunghe distanze (ad esempio, dall'Asia meridionale al Medio Oriente) e, in particolare, dai mercati emergenti e dalle economie in via di sviluppo verso economie avanzate". Al contrario, i movimenti dei rifugiati sono "un fenomeno più localizzato dal momento che le popolazioni vulnerabili lasciano improvvisamente le loro abitazioni con poche risorse e si spostano verso destinazioni più sicure, di solito vicine al paese di origine".

L'analisi ricorda come "uno dei motivi principali per cui le persone migrano sono le differenze di reddito tra i Paesi di origine e quelli di destinazione. I Paesi con un reddito pro capite inferiore sperimentano una maggiore emigrazione, ma solo se non sono troppo poveri". Infatti, segnala l'Fmi, "nei Paesi con un reddito pro capite all'origine inferiore a 7000 dollari, l'emigrazione è più bassa verso le economie avanzate: e questo suggerisce che le persone rimangono intrappolate nella povertà poiché non hanno le risorse necessarie per superare i costi delle migrazioni".

Per quanto riguarda i trend futuri visto che la popolazione nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo (in particolare nell'Africa sub-sahariana) continuerà a crescere nei prossimi 30 anni, le pressioni migratorie verso le economie avanzate probabilmente aumenteranno, pur mantenendosi costanti intorno al 3% della popolazione globale. Le pressioni migratorie saranno più forti dall'Africa e dal Medio Oriente verso l'Europa. Ciò è in gran parte causato da un boom demografico nell'Africa sub-sahariana, dove la popolazione dovrebbe aumentare di 1 miliardo di persone tra il 2020 e il 2050, generando una pressione migratoria extra-regionale di 31 milioni di individui. Invece sembrano destinate a diminuire le pressioni migratorie all'interno dell'Europa e dell'Asia centrale grazie a una combinazione di reddito pro capite più elevato e a un calo della popolazione. Tuttavia anche i cambiamenti climatici - conclude l'analisi del Fondo - potrebbero portare a un aumento significativo delle migrazioni interne e regionali nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo.

Ma, sottolinea l'Fmi, quella che "i migranti siano un peso per le economie" dei Paesi che li ospitano è una "idea sbagliata", visto che nelle economie avanzate "aumentano la produzione e la produttività sia a breve che a medio termine". In particolare, mostriamo che un aumento di 1 punto percentuale nell'afflusso di immigrati rispetto all'occupazione totale aumenta il Pil di quasi l'1% entro cinque anni dal loro ingresso. Lo sottolinea il Fondo Monetario Internazionale in un capitolo del World Economic Outlook, su "Gli effetti macroeconomici delle migrazioni globali" diffuso alla vigilia della giornata del Rifugiato. In particolare, per quanto riguarda l'immigrazione di carattere economico, l'analisi sottolinea come le competenze professionali dei nuovi arrivati e quelle dei lavoratori autoctoni. Questo perché i lavoratori autoctoni e immigrati apportano al mercato del lavoro una serie diversificata di competenze, che "si completano a vicenda e aumentano la produttività". Addirittura, continua l'Fmi "l'aumento della produttività derivante dall'immigrazione apporta benefici al reddito medio" dei residenti originari. Diverso - ammette il Fondo - lo scenario legato all'immigrazione di rifugiati nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, un fenomeno che ha anche connotazioni politiche (essendo legato a guerre o discriminazioni) e nel quale si riflettono le difficoltà che questi migranti devono affrontare per integrarsi nei mercati del lavoro locali.

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