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Generali, Caltagirone: "E' una battaglia per l'indipendenza"

25 marzo 2022 | 14.22
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Francesco Gaetano Caltagirone

La battaglia di Trieste? "È una guerra d'indipendenza delle Generali, poi verrà il Risorgimento". L'obiettivo finale? "Una grande multinazionale con sovranità italiana che protegga i risparmi del paese". Così Francesco Gaetano Caltagirone, parla dei piani per il Leone in un colloquio con 'Il Sole 24 Ore'. In tema di strategia l'imprenditore spiega che "non può essere un gruppo planetario, occorre fare delle scelte e stabilire delle priorità. Le compagnie assicurative hanno tre gambe: danni, vita e risparmio. Per i primi due il focus deve essere il mercato domestico, che per me è l'Europa, e l'Oriente, inteso come Cina e India. Per il risparmio gli Stati Uniti".

A un mese dall'assemblea che dovrà decidere per il rinnovo del consiglio, l'imprenditore romano ha schierato le forze in campo presentando una propria lista di maggioranza con Claudio Costamagna alla presidenza e Luciano Cirinà come ceo. Questa, dice, "non è una puntata sul rosso o il nero della roulette russa ma un percorso decisivo per migliorare le Generali".

"La visione che ha avuto Generali non è adeguata a quella di una grande impresa che può e deve raccogliere sfide di carattere mondiale" spiega Caltagirone. "E proprio la mancanza di sfide ha portato a operazioni di piccolo cabotaggio che hanno generato utili ma non crescita. Venti anni fa Generali era seconda solo ad Allianz, mentre ora è metà di Zurich e Axa, un terzo di Allianz. Zurich peraltro è guidata con grande visione da Mario Greco, ex ad delle Generali andato via per contrasti con l'azionista di maggioranza relativa" osserva l'imprenditore.

Ritiene che la carenza di visione sia legata a scelte manageriali o ad altro? "È il risultato delle scelte del socio di maggioranza relativa. Tanto che anche Mediobanca ha perso enormemente terreno rispetto a competitor come Lazard e Rothschild, nonostante abbia il vantaggio di avere in bilancio la partecipazione nelle Generali. Mediobanca non ha saputo superare i confini dell'Italia e ha assistito alla colonizzazione del mercato italiano da parte delle banche d'affari internazionali, senza ottenere alcuna reciprocità, senza dimostrare la capacità di crescere in altri Paesi. Oggi, escludendo Compass e Generali, Mediobanca è poca cosa" sottolinea Caltagirone.

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