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Il medico di Vicenza: "Da bambino giocai con Paolo Rossi, quante sfide ai videogiochi al bar"

10 dicembre 2020 | 20.06
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Enrico Neri, 'gli chiesi di giocare a calcio con me e i miei amici, arrivò puntualissimo'

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Di Paolo Signorelli

Diventare amico del proprio idolo di sempre, giocarci ai videogiochi e, un giorno, riuscire coronare il proprio sogno: una partita di calcio insieme. Ci è riuscito Enrico Neri, che adesso fa il medico all'ospedale di Santorso, in provincia di Vicenza e che all'Adnkronos racconta la sua storia legata a Paolo Rossi, scomparso oggi all'età di 64 anni. 'Pablito', con la maglia del Lanerossi Vicenza ha giocato dal '76 al '79, vincendo un campionato di Serie B e sfiorando uno storico scudetto, da neopromossa, nella stagione 77-78. "Chiamatelo Real Vicenza, grazie - dice Enrico - perché eravamo davvero una squadra fantastica".

"C'era un bar a Vicenza - racconta - ricordo ancora il nome, 'Piccolo Bar', vicino allo stadio. Era nei pressi della mia scuola elementare 'Vittorino Da Feltre'. Avevo 7 anni, all'epoca andavamo a scuola da soli, a piedi, senza genitori. Era il bar frequentato dai calciatori del Vicenza, la mia squadra del cuore di cui sono ancora tifosissimo e naturalmente ci andavo sempre. In breve tempo entrai in confidenza con Rossi, mi sembrava di sognare. Giocavamo ai videogiochi insieme, ma mi batteva sempre. Era un appuntamento fisso, eravamo diventati amici". Ma la svolta per Enrico arriva qualche mese dopo. "Un giorno - ricorda - presi coraggio, dovevo chiederglielo per forza: 'Senti Paolo, i miei amici ed io giochiamo a calcio domani, proprio qui in questa aiuola gigante, di fronte al bar. Vieni pure tu?'. Lui mi chiese solo a che ora e gli diedi appuntamento alle 14".

"Non pensavo mai che potesse venire - prosegue - e invece arrivò, puntuale come un orologio svizzero. Per mezz'ora giocai con lui in squadra, ero il bambino più felice del mondo. Il mio idolo che tirava calci ad un pallone insieme a me. Dopo mezz'ora se ne dovette andare perché aveva gli allenamenti. Il giorno seguente lo rividi al bar e feci una cosa che non avevo mai fatto: gli chiesi di scattare una foto insieme, anzi, due. Quell'immagine ancora la conservo a distanza di oltre 40 anni. Poi, andando via da Vicenza e non lo rividi più. Tranne una volta, che torno in città dopo lo scandalo del calcioscommesse. Mi guardò senza che gli dicessi nulla e mi abbracciò: 'Enrico, io non c'entro nulla con quella storia, mi hanno incastrato', racconta, commosso, il medico dell'ospedale di Santorso. "Oggi alla notizia della sua morte - conclude - mi sono tornati in mente tutti quei ricordi di quando ero bambino e giocavo con Paolo Rossi ai videogame. E quella partita bellissima che per me valeva la finale di Champions League. E ho ripreso in mano quella foto che ancora oggi conservo gelosamente".

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