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8 marzo: parità lontana, in Parlamento anche proposta reality anti-discriminazione

01 marzo 2015 | 15.01
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Destra e sinistra al lavoro per Garante della parità, per una ministra delle Pari opportunità, per favorire l'occupazione femminile. La vice presidente del Senato Fedeli (Pd) chiede ai media di giocare un ruolo determinante.

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8 marzo Festa della Donna

La via istituzionale, con le iniziative di governo e Parlamento, ma anche le armi più affilate della tv, dalle sitcom ai reality 'mirati' per combattere la discriminazione nei confronti delle donne, come propone Valeria Fedeli, vice presidente del Senato. Ogni mezzo è lecito nella battaglia per quella parità tra uomo e donna che, nonostante i progressi compiuti, in Italia non ha ancora raggiunto un livello soddisfacente se messa a confronto con altri Paesi occidentali.

Ancora troppo bassa la rappresentanza femminile nelle istituzioni, ma soprattutto la presenza di donne nelle posizioni apicali di pubblica amministrazione e imprese. E ancora troppa discriminazione verso le donne nell'accesso al lavoro. Una situazione che purtroppo l'Italia condivide con altri Paesi e che è stata denunciata con forza proprio in questi giorni da Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario: in oltre 40 nazioni si perde più del 15 per cento della ricchezza potenziale per effetto delle discriminazioni, come avviene in Italia, dove questo danno è tre volte maggiore che negli Stati Uniti.

Temi, quelli della discriminazione o della violenza contro le donne, che puntualmente tornano d'attualità in vista dell'8 marzo, ma sui quali occorrerebbero un'attenzione e un'azione culturale e legislativa più incisiva e costante nel tempo. "Passi avanti ne sono stati certamente compiuti, basti pensare alla ratifica della Convenzione di Istanbul in questa legislatura, ma purtroppo continua ad essere prevalente una cultura sessista e di ‘sopportazione’ nei confronti dei progressi compiuti contro la discriminazione di genere. Donne e uomini, insieme, devono condurre questa battaglia", dice all'Adnkronos Fedeli, con alle spalle una lunga esperienza sindacale al fianco dei diritti delle donne.

Fedeli (Pd), con Jobs Act passi avanti ma donne ancora troppo svantaggiate

"Ogni volta che le donne scelgono di essere protagoniste, le cose cambiano. Le leggi che vengono fatte ‘per le donne’, in realtà -sottolinea Fedeli- sono norme di progresso civile e comportano benefici per tutti. Gli obiettivi raggiunti in questo campo non dipendono tanto dal numero delle donne nei luoghi in cui si decide, quanto dalla determinazione e dalla cultura che le donne portano con sé". E dalle donne 'testimonial' di queste battaglie: se a parlare contro la discriminazione sono personalità femminili di spicco, come Lagarde, come Patricia Arquette che nella serata degli Oscar ha chiesto pari stipendi per donne e uomini negli Usa, o come Emma Watson che è intervenuta alle Nazioni Unite contro la violenza sulle donne, l'effetto mediatico si amplifica.

"In Italia, purtroppo -rileva Fedeli- c’è un fortissimo differenziale tra donne e uomini nel campo dell’occupazione, e non è stato ancora compreso fino in fondo come la discriminazione verso le donne sul lavoro sia un danno per tutti. Qualche passo avanti c'è stato, dal momento che nel jobs act si parla di maternità, di maggiore flessibilità per i congedi parentali, di incentivi per l’impiego dei giovani e delle donne. E’ però indispensabile una ministra per le Pari opportunità e un osservatorio sull’impatto ex ante delle iniziative di governo e Parlamento, soprattutto sul lavoro, con l’obiettivo di superare diseguaglianze e discriminazioni".

Anche sulla maternità e sul legame con il lavoro femminile c'è ancora molta strada da fare, perchè, insiste Fedeli, "la maternità non viene valorizzata come dovrebbe. Non ci sono le strutture per le madri lavoratrici, non c’è una cultura della condivisione delle responsabilità e le aziende non investono sull’equilibrio di competenze tra uomini e donne. C’è un'ipocrisia enorme sul ruolo effettivo della maternità: mettiamo le madri su un piedistallo ma impediamo loro di essere nella produzione, nella responsabilità manageriale, ai livelli apicali. Anche per questo in Italia si fanno meno figli che altrove".

Lega, un'Authority per pari accesso massimi livelli funzioni pubbliche

A dare un contributo determinante alla lotta contro discriminazione e violenza, ne è convinta Fedeli, potrebbero essere i media. Non tanto i giornali, che i giovani leggono poco o non leggono affatto, quanto la televisione. Per questo la vice presidente del Senato torna a chiedere ai vertici Rai e non solo sitcom e reality 'mirati' che veicolino attraverso il piccolo schermo un messaggio chiaro e forte per la parità, contro quegli stereotipi che tanti danni hanno fatto e fanno alla donna, contro la violenza, per le pari opportunità.

"Reality e sitcom possono essere validi strumenti da utilizzare per formare le nuove generazioni al rispetto di genere. E’ ora di rilanciare questa proposta", sottolinea l'esponente del Pd che due anni fa aveva riunito a Palazzo Giustiniani esponenti ai massimi livelli di Rai, Sky e dei maggiori quotidiani italiani per sollecitare un forte coinvolgimento dei media nel promuovere i valori della Convenzione di Istanbul.

La strada principale resta comunque quella politico-istituzionale. In Parlamento sono state presentate, da maggioranza e opposizione, una quindicina di proposte di legge, tutte con l'obiettivo di compiere ulteriori passi avanti verso la parità. Come quella della senatrice della Lega Emanuela Munerato, che chiede l'istituzione dell'Autorità garante della parità delle donne e degli uomini nell'accesso ai massimi livelli per l'esercizio delle funzioni pubbliche. Una parità, denuncia l'esponente del Carroccio, "mai attuata, come dimostrano gli squilibri forti e intollerabili nell'accesso alle posizioni di vertice nelle varie amministrazioni, nazionali, regionali e locali.

Ichino (Sc), forte 'sconto' Irpef per lavoratrici alla prima occupazione

L'economista Pietro Ichino, senatore di Scelta civica, sceglie lo strumento delle detrazioni fiscali, se pure in via sperimentale, per favorire l'ingresso delle donne nel mondo del lavoro. La norma prevede che, a parità di reddito percepito, il prelievo Irpef su quello della contribuente lavoratrice donna sia "significativamente inferiore" a quello esercitato sul reddito identico del lavoratore maschio. Una forte riduzione del prelievo fiscale sui redditi da lavoro, insomma, a favore di tutte le donne alla prima occupazione, siano esse lavoratrici dipendenti, economicamente dipendenti o autonome.

La stessa Fedeli è prima firmataria di un ddl al Senato su vertici e organi collegiali delle Autorità amministrative indipendenti, come le varie Authority, Bankitalia, Consob. I componenti dell'organo collegiale di ciascuna Autorità vanno nominati "tenendo conto del principio di pari opportunità e garantendo l'equilibrata rappresentanza dei generi": nella composizione, il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo del totale dei componenti.

Tra le altre proposte presentate, quelle della deputata Pd Antonella Incerti per una legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere; della senatrice Pd Rosa Maria Di Giorgi per la rappresentanza di genere negli ordini professionali; del segretario del Psi Riccardo Nencini per il sostegno all'occupazione giovanile e femminile; della deputata dem Daniela Sbrollini per la promozione e il sostegno dell'imprenditoria femminile.

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