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Chiedevano soldi a pazienti gravi per truccare liste d'attesa: 3 arresti a Salerno

05 aprile 2016 | 11.36
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Immagine di repertorio (Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Interventi chirurgici effettuati in apparente regime di intramoenia, modifiche delle liste d'attesa per gli interventi e pazienti in gravissime condizioni di salute costretti a pagare i medici anche duemila euro. E' quanto emerso dalle indagini sul reparto di neurochirurgia dell'ospedale Ruggi d'Aragona di Salerno che hanno portato questa mattina all'esecuzione di 4 misure cautelari, 3 arresti domiciliari e una sospensione dall'esercizio di pubblico servizio, nei confronti di altrettanti indagati.

Le indagini coordinate dalla Procura di Salerno e condotte dai Carabinieri del nucleo investigativo hanno consentito di delineare un "sistema concussivo" posto in essere da personale sanitario del reparto di neurochirurgia e del Fukushima Brain Institute, clinica privata di San Rossore (Pisa).

Il primario di neurochirurgia dell'ospedale di Salerno avrebbe utilizzato il reparto da lui diretto per eseguire interventi chirurgici dissimulati come prestazioni "intramoenia", utilizzando l'ospedale come clinica privata, regolando le prestazioni sanitarie in favore dei pazienti al di fuori delle regolari liste d'attesa e percependo indebiti compensi non dichiarati, spesso oggetto di contrattazione con lo stesso paziente.

Le prestazioni oggetto dell'indagine riguardano esclusivamente pazienti in condizioni di salute particolarmente gravi, spesso con una breve aspettativa di vita, i quali, posti di fronte all'alternativa di dover pagare per essere immediatamente operati da medici di grande esperienza o attendere lo scorrimento della lista di attesa per essere operati da uno qualsiasi dei chirurghi del reparto, hanno accettato di pagare.

Secondo gli investigatori, il sistema concussivo faceva riferimento a Luciano Brigante, 50enne avellinese primario del reparto di neurochirurgia dell'ospedale Ruggi d'Aragona. In diverse occasioni, approfittando delle gravi condizioni di salute dei pazienti, Brigante avrebbe prospettato ai malati la necessità di effettuare con urgenza delicati interventi chirurgici, per evitare pericolosi aggravamenti delle patologie.

Una volta ottenuto il consenso alla prestazione sanitaria, il primario avrebbe quindi rappresentato la possibilità di eseguire l'operazione presso il dipartimento da lui diretto, rassicurando che avrebbe curato di persona l'operazione e garantendo il superamento delle regolari liste d'attesa del Cup, costringendo il malato o i suoi familiari a versare preventivamente un corrispettivo in denaro, stabilito volta per volta a seconda della complessità dell'intervento e della gravità della patologia.

Le indagini hanno consentito di documentare le richieste concussive avanzate dal primario a 5 pazienti, sottoposti ad intervento chirurgico per cifre che oscillano tra i 1.500 e i duemila euro. In due casi, i pazienti, non per un ravvedimento del primario, bensì per un intervento esterno di premura presso lo stesso professionista da parte di altri colleghi, non hanno versato alcun compenso al professionista, beneficiando della copertura del servizio sanitario nazionale, avendone titolo.

Nella stessa inchiesta risulta indagato, ma non raggiunto da alcuna misura cautelare, Takanori Fukushima, il neurochirurgo che nel 2015 fu accostato a Papa Francesco per una presunta visita medica

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