Bilancio Ue insufficiente: Bruegel lancia l'allarme su investimenti vitali

Il think tank con sede a Bruxelles avverte che la proposta di bilancio Ue avanzata dalla Commissione è insufficiente per gli investimenti cruciali in transizione verde, digitale e innovazione. Intanto gli Stati membri l'hanno già tagliata, anziché aumentarla

Veduta  di palazzo Berlaymont, sulla sinistra, sede della Commissione Europea - Foto Adnkronos
Veduta di palazzo Berlaymont, sulla sinistra, sede della Commissione Europea - Foto Adnkronos
30 settembre 2026 | 14.41
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Mentre i leader degli Stati membri dell'Ue, che a parole lodano il rapporto di Mario Draghi lasciandolo in gran parte inattuato, si apprestano a combattere in più Consigli Europei partendo da una proposta negoziale per il quadro finanziario pluriennale dell'Ue che taglierà di oltre 100 mld di euro la somma proposta dalla Commissione Europea, per il think tank Bruegel la stessa proposta dell'esecutivo Ue ha un importo decisamente insufficiente a colmare la ormai cronica carenza degli investimenti necessari all'Unione per la transizione verde, quella digitale, per recuperare il terreno perduto nell'innovazione e per contrastare il cambiamento climatico.

L'Europa, ricorda il senior fellow Zsolt Darvas in un report pubblicato oggi dal think tank con sede a Bruxelles, co-firmato dalle ricercatrici Costanza Greppi-Maturana e Marie-Sophie Lappe, deve investire "molto di più" nelle transizioni verde e digitale, nell'innovazione e nella finanza internazionale per il clima.

Questi investimenti aggiuntivi dovrebbero essere ripartiti tra settore privato, bilanci nazionali e bilancio dell'Unione europea. Bruegel stima che la quota del divario di investimenti più idonea a essere finanziata tramite il bilancio dell'Ue, in quanto legata ai beni pubblici europei (Bpe), ammonti a circa lo 0,9% del reddito nazionale lordo (Rnl) dell'Ue su base annua.

Poiché la proposta della Commissione per l'Mff 2028-34 prevede flessibilità per gli Stati membri nell'allocazione dei fondi e l'efficacia degli strumenti finanziari del bilancio nel mobilitare investimenti privati è quantomeno "incerta", Darvas elabora tre scenari. Nel primo, i Paesi mantengono gli attuali modelli di spesa. Nel secondo, tutti i fondi disponibili vengono destinati a colmare il divario relativo ai Bpe. Nel terzo, i fondi vengono allocati per coprire il divario di investimenti complessivo, a prescindere dal fatto che gli investimenti rientrino nella categoria dei Bpe.

Dai calcoli emerge che il bilancio proposto (circa 2mila miliardi di euro) colmerebbe solo "circa il 12%" del divario relativo ai Bpe nel primo scenario e "il 22%" nel secondo. Nel terzo scenario, coprirebbe appena una quota compresa "tra il 4% e l'8%" del fabbisogno totale di investimenti aggiuntivi. Per colmare interamente il divario relativo ai Bpe, il bilancio dell'Ue "dovrebbe essere superiore di 0,6 punti percentuali del Rnl rispetto a quanto proposto".

Ma questa ipotesi, anche se il think tank non lo dice, appare del tutto fuori dalla realtà, dato che la Germania e il fronte dei Frugali spinge per tagliare la proposta della Commissione per centinaia di miliardi di euro. Di conseguenza, la presidenza irlandese starebbe preparando una 'negobox', come viene chiamata in gergo comunitario la proposta che funge da base per i negoziati, che taglia di oltre 100 mld la proposta della Commissione, secondo quanto ha riportato oggi Politico.eu. La precedente 'negobox' avanzata dalla presidenza cipriota prima dell'estate è stata silurata immediatamente dai Frugali, perché tagliava la proposta dell'esecutivo Ue di 'soli' 33 mld.

Secondo Darvas e le sue colleghe, gli Stati membri dovrebbero "dare priorità agli investimenti che promuovono gli obiettivi a lungo termine dell'Europa, anziché preservare gli attuali modelli di spesa". Gli strumenti finanziari, sottolinea, "non possono sostituire gli investimenti pubblici diretti; la ricerca, la mitigazione dei cambiamenti climatici e le infrastrutture transfrontaliere richiedono finanziamenti pubblici costanti".

Gli strumenti basati su garanzie, notano gli esperti, sono più adatti agli investimenti che generano profitti privati, ma che incontrano difficoltà di finanziamento. Laddove invece i rendimenti sono "principalmente sociali", come spesso accade per la spesa ambientale e la ricerca di base, le sovvenzioni e gli investimenti pubblici diretti rimangono "indispensabili". 

Inoltre, ipotesi "realistiche" sui moltiplicatori, piuttosto che "le stime della Commissione", dovrebbero "guidare l'allocazione tra queste due tipologie di strumenti". Sono infine necessari, rimarcano, dati migliori, in particolare nel settore della difesa, per valutare il fabbisogno di investimenti a livello dell'Ue.

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