Impopolare negli Usa, la guerra potrebbe danneggiare i repubblicani nelle elezioni di Midterm, ma anche i rapporti tra gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo.
Il presidente americano Donald ''Trump sta cercando di tirarsi fuori dalla situazione difficile in cui si è cacciato''. Perché si è ''reso conto che l'obiettivo di eliminare il programma nucleare iraniano non può essere raggiunto con la sola azione militare'', ma porre fine alla guerra ora sarebbe "una vittoria strategica per l'Iran" che ha chiuso lo Stretto di Hormuz e avrebbe "un impatto negativo" sui rapporti tra Stati Uniti e Paesi del Golfo. Così Meir Litvak, direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell'Africa dell'Università di Tel Aviv, analizza con l'Adnkronos il discorso che Trump ha tenuto alla nazione, il primo dall'inizio dell'operazione israelo-americana contro l'Iran il 28 febbraio.
Trump, spiega l'analista israeliano, "sa che la guerra è impopolare e, peggio ancora per lui, può danneggiare il Partito Repubblicano alle prossime elezioni di Midterm di novembre''. Il presidente americano è anche ''profondamente preoccupato per l'aumento dei prezzi del petrolio e per il suo impatto sull'economia mondiale. Ecco perché vuole porre fine alla guerra rapidamente''. Ma Trump ''allo stesso tempo sa che se ponesse fine alla guerra ora, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso, significherebbe una sconfitta strategica per gli Stati Uniti e Israele e una vittoria strategica per l'Iran''.
Inoltre questo, nota Litvak, ''avrebbe un grave impatto negativo sulle relazioni degli Stati Uniti con i Paesi arabi del Golfo''. Questi ultimi, presi di mira da attacchi di rappresaglia condotti da Teheran, secondo Litvak ''potrebbero ritrovarsi ostaggi dell'Iran e costretti a una condizione di sottomissione''. Inoltre, ''ovviamente, ciò influenzerebbe anche le loro relazioni con gli Stati Uniti, poiché la loro strategia, basata per 70 anni sulla protezione americana, si rivelerebbe infondata''.
Trump, ''quindi, deve trovare una formula per riaprire lo Stretto, ma sta cercando un'alternativa a un'operazione di terra che potrebbe rivelarsi molto costosa in termini di vite umane e quindi politicamente molto problematica per lui''. Due le opzioni, secondo Litvak. ''Un modo è quello di intensificare gli attacchi aerei contro l'Iran nella speranza che portino al collasso o a renderlo più flessibile'', mentre ''un altro modo è quello di trovare un compromesso con l'Iran e presentarlo come una vittoria''.
Ricercatore associato presso l'Alliance Center for Iranian Studies dell'Università di Tel Aviv, ammette che ''non ho idea di cosa intendesse Trump quando ha detto che il nuovo presidente iraniano è più moderato e ha chiesto un cessate il fuoco''.
Litvak ricorda che Masoud ''Pezeshkian non è un nuovo leader, potrebbe essere un po' più moderato, ma non ha alcun potere''. Per quanto riguarda il successore di Ali Khamenei, ''il nuovo leader Mojtaba, anche se è vivo e operativo, non è un moderato e potrebbe essere in realtà uno strumento delle Guardie Rivoluzionarie''. Quindi, ''questa potrebbe essere un'altra menzogna inventata da Trump''.
Un altro punto ''riguarda l'uranio nascosto''. Trump, spiega Litvak, ''comprende l'enorme difficoltà nel localizzare i 460 chilogrammi di uranio arricchito che gli iraniani hanno accumulato e nascosto in vari luoghi del Paese. Recuperare il materiale con un'azione militare è estremamente difficile, se non impossibile, anche se Stati Uniti e Israele sapessero dove si trova. Quindi, la sua soluzione è affermare di non essere veramente interessato all'uranio, perché gli Stati Uniti sapranno come distruggerlo una volta che gli iraniani lo avranno dissotterrato''. Ma, si chiede Litvak, ''supponendo che ciò sia vero, cosa impedirebbe agli iraniani di estrarre il materiale dopo il 2028, visto che non c'è alcuna certezza che il prossimo presidente degli Stati Uniti farà qualcosa al riguardo?''.
Lo storico ritiene che ''un'altra possibilità è che questa retorica nasconda un piano per un'azione militare la prossima settimana''. Ma, ''in sintesi, credo che Trump e Israele, di conseguenza, si trovino in una situazione strategica difficile, poiché entrambi si rendono conto che l'obiettivo di eliminare il programma nucleare iraniano non può essere raggiunto completamente con la sola azione militare''. Quindi, conclude, al momento ''la loro soluzione è quella di spostare gli obiettivi della guerra su altre questioni, sperando di riuscire in qualche modo a presentare la guerra come un grande successo strategico''.