Maduro, il no all'esilio prima dell'attacco Usa: il retroscena

Il presidente venezuelano ha respinto la proposta americana il 23 dicembre: avrebbe avuto via libera per andare in Turchia

Un sostenitore di Maduro
Un sostenitore di Maduro
04 gennaio 2026 | 13.15
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Donald Trump ha offerto a Nicolas Maduro l'esilio in Turchia. Il presidente del Venezuela ha detto no e il presidente degli Stati Uniti ha ordinato l'attacco condotto tra il 2 e il 3 gennaio, con l'arresto del leader di Caracas. E' il New York Times a svelare i dettagli che hanno portato all'interruzione del dialogo e all'ordine di Trump.

Maduro, davanti alla proposta di riparare in Turchia, avrebbe ''rifiutato con rabbia'', secondo fonti americane e venezuelane coinvolte nei negoziati, poi falliti. "Gli ho detto che doveva arrendersi, doveva cedere. Non ho voluto trattare. Ho detto 'No, dobbiamo agire'", ha detto Trump riassumendo gli ultimi contatti con il presidente venezuelano.

Gli ultimi giorni

Il generale Dan Caine, capo di stato maggiore americano, ha confermato che l'operazione era sostanzialmente pronta per Natale. Gli Stati Uniti hanno privilegiato i raid in Nigeria contro l'Isis, condotti il 25 dicembre, e hanno poi aspettato le condizioni meteo favorevoli per agire in Venezuela. Dopo una settimana di attesa, è arrivato il semaforo verde. Maduro ha avuto tempo fino a Natale, in sostanza, per evitare l'escalation. Il presidente del Venezuela nelle sue ultime apparizioni pubbliche ha spesso mostrato un atteggiamento di sfida, dando l'impressione di sottovalutare i messaggi provenienti da Washington: ha scommesso sul bluff di Trump, sottolinea il New York Times, e ha perso.

Washington ha puntato su Rodriguez

L'offerta di una via d'uscita a Maduro è maturata mentre gli Stati Uniti stabilivano un dialogo sempre più stretto con la vicepresidente Delcy Rodriguez, individuata come candidata alla successione. La 56enne, scrive il quotidiano, ha "impressionato i funzionari di Trump con la sua gestione dell'industria petrolifera cruciale del Venezuela. Le persone coinvolte nelle discussioni hanno affermato che gli intermediari hanno convinto l'amministrazione che" Rodriguez "avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese". "Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un'idea di chi sia e di cosa faccia", il giudizio di un alto funzionario statunitense.

Trump, nella conferenza tenuta il 3 gennaio a Mar-a-Lago, ha spiegato che gli Stati Uniti assumeranno il controllo del Venezuela e collaboreranno con "un gruppo" per garantire la transizione. Il presidente non ha fatto nomi, ma è evidente che Rodriguez costituisca un punto di riferimento chiave in questa fase: "Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui", ha aggiunto il funzionario.

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