Torselli (FdI), 'Gb è Europa anche se non in Ue'

Da Burnham un 'messaggio positivo' sull'avvicinamento, ma i britannici 'si sono democraticamente espressi' con la Brexit, dice l'eurodeputato all'Adnkronos. 'Sì a più cooperazione su difesa, energia, commercio e IA', con attenzione ai confini, 'tema centrale della politica inglese, anche per la sinistra'

 - Fred Marvaux/European Union 2026 - Source: EP
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30 settembre 2026 | 16.47
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Per il premier britannico Andy Burnham, il rientro nell'Ue è una delle opzioni sul tavolo. Un'apertura arrivata a poche settimane dal prossimo vertice Ue-Regno Unito durante il quale Londra presenterà le opzioni di riavvicinamento, come indicato dallo stesso Burnham. Secondo Francesco Torselli, eurodeputato di Fratelli d'Italia (Ecr) e membro della Delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con il Regno Unito, è un "messaggio positivo": esistono ampi spazi di cooperazione su difesa, energia, commercio e intelligenza artificiale, e occorre "incentivare" i rapporti" con Londra, come dice all'Adnkronos. Serve però ricordare che i britannici si sono "democraticamente espressi" con la Brexit, puntualizza, sottolineando che "la Gran Bretagna è Europa" anche se non è in Ue.

Come valuta l'apertura di Burnham? La considera un segnale concreto o una mossa di politica interna?

Sicuramente il premier Burnham avrà ponderato le sue dichiarazioni, valutando anche l’impatto che queste potrebbero avere sui suoi concittadini. È normale, è stato appena incaricato, non ci vedo niente di strano che pensi anche alla politica interna. Da osservatore esterno invece, non voglio entrare nelle dinamiche interne al Regno Unito: preferisco limitarmi a cogliere il messaggio positivo contenuto nelle parole di Burnham.

Non essendo un cittadino britannico, non spetta a me parlare di rientro o di rispetto del voto sulla Brexit, ma da europeo continuo a credere in ciò che ho sempre creduto, ossia che a prescindere dal fatto che il Regno Unito stia dentro o fuori l’Unione europea, la Gran Bretagna è Europa e l’Europa è anche la Gran Bretagna.

L'Ue è pronta a discutere un rapporto più stretto, per esempio su mercato unico, unione doganale o mobilità giovanile? A quali condizioni?

Nell’ultimo Soteu (il discorso annuale sullo Stato dell'Unione europea, ndr) abbiamo ascoltato la presidente Ursula von der Leyen lanciare un accordo di forte collaborazione col Canada. Io credo che l’Europa abbia in primis un grande Paese con il quale mantenere un rapporto stretto alle proprie porte, e questo sia la Gran Bretagna.

Il mercato unico e l’unione doganale sono due obiettivi molto ambiziosi, ma non possiamo scordare che questi non erano realizzati al 100% neppure quando il Regno Unito era parte dell’Unione. La mobilità giovanile, invece, sì. Anzi, quella tra le nazioni europee e la Gran Bretagna, per certi versi, è arrivata ancora prima dell’Unione. I giovani attratti dalla cultura, dalla moda, dalla musica e, ovviamente, dalle opportunità di lavoro che arrivavano dal Regno Unito sono stati in una qualche maniera una sorta di precursori del superamento delle frontiere in Europa.

Ovviamente, oggi il mondo è molto diverso dal mondo degli anni ‘70 e ‘80. Oggi la Gran Bretagna conta un milione di ingressi di immigrati irregolari all’anno. La difesa dei confini è diventato un tema centrale della politica inglese, anche per la sinistra. Quindi, quando oggi parliamo di superamento delle frontiere col Regno Unito, dobbiamo per forza tener conto anche di questi dati.

Un eventuale rientro nell'Ue è realistico, o la priorità resta la revisione dell'Accordo esistente di commercio e cooperazione?

Guardi, devo ripeterle quello che le ho detto all’inizio. È legittimo che un premier neo incaricato affronti questo argomento, come ha fatto Burnham, ma è anche legittimo ricordare che il popolo del Regno Unito si è democraticamente espresso sulla Brexit. Se il popolo anglosassone ha cambiato idea, ha sicuramente gli strumenti democratici per farlo sapere al proprio governo. Rivendico il ruolo del popolo sovrano in Italia, il principio vale ovviamente anche per i britannici.

Quali temi dovrebbero dominare il prossimo vertice: difesa, commercio, energia, mobilità?

Europa e Regno Unito hanno indubbiamente interessi in comune. La difesa è sicuramente uno di questi. L’approvvigionamento energetico anche. Di fronte alle minacce globali che investono questi due settori, sarebbe folle pensare che Ue e Regno Unito percorressero strade parallele destinate a non incontrarsi mai. Lo stesso vale per il commercio, collante tradizionale tra le due sponde della Manica.

Un altro settore che terrei in considerazione è quello della transizione digitale e dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. L’Europa si appresta a prevedere investimenti per oltre 400 miliardi in questo settore nella prossima programmazione, il Regno Unito è avanguardia nella ricerca e nello sviluppo nel campo della AI, così come noi lo siamo nel campo del quantum, dell’edge computing e della cybersecurity. La cooperazione sarebbe utile, ma ancor prima è necessaria per competere con Usa e Cina.

L'Eurocamera dovrà avere un ruolo particolare in un eventuale negoziato?

Al Parlamento europeo spetta il compito di seguire e rispettare quello che è scritto molto chiaramente nei trattati che stanno alla base dell’Unione: l’Europa deve perseguire, tutelare e difendere gli interessi dei cittadini e delle imprese europee. Oggi, questo significa sicuramente incentivare anche i rapporti con il Regno Unito.

Italia e Regno Unito, poi, sono legati da una profonda amicizia e da una collaborazione che, negli anni, si è fatta ancora più solida: dalla gestione dei flussi migratori alle principali crisi internazionali, affrontati sempre con grande spirito di collaborazione. Se il Parlamento europeo vorrà rafforzare questa collaborazione, sono certo che ne beneficeremo tutti.

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