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Intesa-Ubi, patto Car: "Offerta ostile e inaccettabile"

20 febbraio 2020 | 14.13
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I soci a Bergamo unanimi: "Tuteleremo il nostro investimento. Aumento quota? Non escludiamo nulla"

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(Fotogramma)

di Vittoria Vimercati

Un'acquisizione da rispedire al mittente, almeno per ora. Dopo una riunione di tre ore a Bergamo, i grandi soci di Ubi Banca si espongono e bocciano, unanimi, l’offerta di Intesa SanPaolo per comprare la banca del loro territorio. "L’ops di Intesa-Unipol, come prospettata, appare ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile”, sostiene il Comitato Azionisti di Riferimento, con un riferimento a Unipol che svela la freddezza nei confronti della controparte. Una posizione quasi politica quella del patto di consultazione, che possiede il 18% di Ubi Banca e spera quindi di fare 'proseliti' della sua idea anche tra le file degli altri soci storici.

La partita, ora, si può vincere o perdere solo sul mercato: se i grandi azionisti di Ubi a fine giugno non vorranno aderire, saranno i fondi e gli investitori istituzionali determinanti affinché Intesa Sp arrivi a detenere una partecipazione pari ad almeno il 66,67% del capitale di Ubi, o del 50% più un'azione, soglia irrinunciabile per l'efficacia dell'operazione.

"Gli investitori hanno apprezzato la nostra mossa", ha sottolineato l'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, a Bloomberg tv, ribadendo che "ci sono zero probabilità di aumentare il prezzo di offerta". Prezzo che non fa contenti i soci del Car, che forse auspicherebbero un rilancio, visto che fanno riferimento ai "valori impliciti" di Ubi.

Intesa offre diciassette nuove azioni per ogni dieci di Ubi portate in adesione all'offerta, prezzo che valorizza Ubi a 4,9 miliardi. "Così com'è l'ops è irricevibile", puntualizza Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, a chi gli chiedeva se un rilancio avrebbe potuto fargli cambiare idea. Mario Cera, del comitato di presidenza del Car, ha fatto presente che per capire quanto vale Ubi "c’è il suo patrimonio netto, basta vedere il bilancio".

Il timore dei soci riuniti a Bergamo, tra cui c'erano esponenti di alcune famiglie imprenditoriali importanti come i Bosatelli (Gewiss), i Radici (RadiciGroup) o i Bombassei (Brembo), è anche che di Ubi si voglia fare uno 'spezzatino', che perda contatto con i suoi territori di riferimento. Le armi in loro pugno non sono molte, tranne forse studiare una contro-offerta da parte di qualche altra banca a condizioni migliori. Eventualità per ora abbastanza inverosimile, quantomeno tra quelle del mercato italiano.

Poi c'è la 'passivity rule', quella regola che impone al management e agli azionisti di una società sottoposta ad opa di non mettere in atto delibere societarie pregiudiziali al suo buon esito. Di sicuro, però, gli azionisti del Car combatteranno, senza escludere "nulla", nemmeno di aumentare le loro quote, visto che ritengono di "dover tutelare il loro investimento, la banca con i suoi territori di riferimento, e si sono impegnati in un progetto di medio e lungo periodo". Ubi, del resto, è una banca "sana, stabile, redditizia, ben gestita, riconosciuta sul mercato di riferimento". Insomma, al pari di quello che diceva il ceo Vcitor Massiah ai suoi dipendenti, "una realtà centrale per il sistema socio-economico del Paese".

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