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Iraq: rappresentante Kurdistan in Italia, Papa è nostra unica spalla

19 agosto 2014 | 11.12
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"Non abbiamo spalle, l'unica spalla è per noi quella del Santo Padre che è la più importante. Spero che presto il Papa possa recarsi qui (in Kurdistan, ndr) e accarezzare i nostri fratelli cristiani, yazidi e musulmani". E' quanto afferma ad Aki-Adnkronos International l'Alto Rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia e presso la Santa Sede, Rezan Kader, commentando le dichiarazioni di Papa Francesco che ieri si è detto pronto a recarsi in Kurdistan.

"Il Santo Padre è un uomo spirituale che può pregare per tutti quanti noi. Il suo stile è di essere sempre con la gente povera e che soffre", prosegue Kader, che poi denuncia le "violenze" alle quali i jihadisti dello Stato Islamico hanno sottoposto la popolazione curda. "Vorrei che il Papa possa pregare per la gente a cui hanno violentato la dignità e che è stata cacciata dalle sue case", aggiunte l'Alto Rappresentante che in questi giorni si trova in Kurdistan.

"La Chiesa - ricorda la Kader - non ha mai appoggiato nessuna guerra, ma questa (contro l'Isil, ndr) non è una guerra, ma una difesa dell'essere umano, del suo diritto alla vita. (I jihadisti, ndr) ci hanno portato via le donne e ucciso i nostri ragazzi - conclude - In quale religione Dio accetta tutto questo?".

A proposito poi della minaccia dei jihadisti dello Stato Islamico (Isil) - spiega la Kader - la comunità internazionale deve inviare ai peshmerga armi tecnologicamente avanzate, in particolare "missili anti-tank ed elicotteri", così da riequilibrare i rapporti di forza sul terreno con il gruppo estremista. A lanciare l'appello in un'intervista ad Aki-Adnkronos International è l'Alto Rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia e presso la Santa Sede, Rezan Kader.

"Abbiamo bisogno di armi, non di soldati stranieri. I nostri peshmerga sono in numero sufficiente e hanno grande coraggio, ma non possono arginare l'Isil con i mezzi al momento a loro disposizione", afferma Kader, in questi giorni in Kurdistan.

"Quelle poche armi che abbiamo risalgono all'epoca di Saddam. Il governo di Nuri al-Maliki, infatti, non ci ha mai fornito equipaggiamento militare. Ma noi non vogliamo attaccare nessuno, solo vivere in pace", prosegue l'Alto Rappresentante del Kurdistan, mentre anche l'Italia sembra prepararsi a lanciare un ponte aereo tra Roma ed Erbil per la fornitura di armi ai peshmerga curdi in Iraq. "Il nostro obiettivo finale - conclude Kader - è costruire una cintura di sicurezza intorno al Kurdistan".

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