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La pandemia fa ingrassare, +4 kg per il 48% dei pazienti obesi

07 ottobre 2021 | 17.54
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La pandemia di Covid-19 fa ingrassare. A incidere principalmente sull'aumento di peso, superiore ai 4 kg, registrato durante l’emergenza Covid-19 negli italiani affetti da obesità: isolamento, disregolazione emotiva, condizione lavorativa instabile e interruzione delle consulenze nutrizionali. A essere più colpiti: disoccupati, smartworker, persone con disagi emotivi importanti e casalinghe. E' quanto emerge dai risultati finali di uno studio multicentrico non-profit condotto dalla Fondazione Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica) durante le fasi di lockdown dell’emergenza Covid-19 su un campione di 1.300 pazienti obesi in cura nei Centri Obesity Day afferenti all’Adi.

Durante i periodi di lockdown il 48,8% delle persone intervistate è aumentato di peso, il 27% è diminuito, mentre il 24% è rimasto stabile. Nei pazienti in cui si è verificato l’aumento del peso il benessere psico-fisico è diminuito del 69,6%, il 62% ha manifestato difficoltà emotive, principalmente paura e insoddisfazione, il 55% ha sperimentato un cambiamento nella qualità/quantità del sonno con insonnia o risveglio precoce, il 56% ha ridotto l’attività fisica, il 68% ha incontrato difficoltà a seguire la dieta, il 58% non si è tenuto in contatto con il proprio centro o consulente, ma soprattutto la maggioranza di essi ha mangiato male riducendo drasticamente la quantità di cibi presenti nella dieta mediterranea.

Nel cluster delle persone che sono aumentate di peso è emerso, inoltre, che il 68% di essi avrebbe voluto essere aiutato con i farmaci per l’obesità. Nei soggetti obesi che invece sono riusciti a mantenere un peso invariato o addirittura a dimagrire (57%) si è visto come una condizione lavorativa più stabile, il mantenimento dei trattamenti terapeutici con la telemedicina e una constante attività fisica abbiano influito positivamente sul benessere psico-fisico.

La ricerca anticipata in occasione dell'Obesity Day 2021

In attesa di essere pubblicata sulla rivista 'International Journal Obesity', la ricerca viene resa nota in concomitanza dell’Obesity Day 2021, la campagna nazionale di sensibilizzazione sull’obesità promossa da Adi e ogni 10 ottobre su tutto il territorio nazionale e che quest’anno, visto il perdurare dell’emergenza Covid-19, si svolgerà all’aperto in alcune piazze italiane e in modalità on-line con il webinar Obesità#NextGeneration l'8 ottobre a partire dalle ore 17.

"I risultati emersi da questa indagine - sottolinea Antonio Caretto, presidente Fondazione Adi - evidenziano come durante i mesi più bui della pandemia, quando tutto sembrava essersi fermato, malattie croniche e invalidanti come l’obesità abbiano purtroppo continuato ad accentuarsi con effetti allarmanti sullo stato di salute e sul benessere psicofisico dei pazienti e ricadute economiche importanti sul sistema sanitario nazionale. All’interruzione delle visite ambulatoriali durante il lockdown non è seguito purtroppo - sottolinea Caretto - un servizio di telemedicina omogeneo e accessibile per tutti, provocando soprattutto nelle fasce più fragili di pazienti un’interruzione dei controlli periodici e dei percorsi terapeutici con un conseguente cambiamento delle abitudini alimentari e dello stile di vita".

"Quando nel 2001 l’Adi istituì l’Obesity Day - ricorda Carmela Bagnato, segretario Adi - indicava i Servizi di Dietetica e nutrizione clinica del Ssn come presidi qualificati di diagnosi e terapia per l’obesità. Oggi, in tutta Italia, tranne qualche realtà privilegiata, i Servizi di Dietetica non sono distribuiti omogeneamente sul territorio nazionale. Una patologia multifattoriale come l’obesità - conclude Bagnato - necessita di un approccio terapeutico integrato e non parcellizzato, c’è bisogno di una complessa strategia di prevenzione che abbandoni per sempre il paradigma della responsabilità personale, e che coinvolga nel cambiamento ambienti e ritmi sociali obesiogeni".

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