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Fendi, classico futurista

MODA
Fendi, classico futurista

di Federica Mochi
Classico rivisitato. In un esercizio di stile dal sapore vagamente Seventies. È l’uomo tratteggiato da Silvia Venturini Fendi, che per l’autunno/inverno 2020-2021 rilegge i canoni del classico reinventando capi tradizionali per dargli nuova linfa e proiettarli nel futuro. "Sono partita dall’idea di classico, di basico, di essenziale - spiega la stilista - e da tessuti intramontabili come la flanella e il gessato o ancora dal cappotto di casentino, dal mohair e dal velluto a coste. Materiali per me indispensabili che rappresentano oggetti senza tempo". Un concetto che in passerella di traduce in un guardaroba retro-futurista per il perfetto gentleman moderno. Capi pensati per durare per sempre che esaltano l’artigianalità e il savoir faire tipici della maison romana. Come quei tessuti di una volta, per intenderci, pied-de-poule, gessato, principe di Galles, twill, velluto a coste e denim floccato, ma alleggeriti e frazionati.


"Oggi si parla tanto di sostenibilità - osserva la stilista - la cosa migliore sono le cose che durano nel tempo e per questo ho pensato a capi che si possono trasformare. C’è voglia di perenne, di cose che non devi cambiare ogni cinque secondi. Credo che i giovani debbano essere rieducati alla qualità per avere un’alternativa valida oggi. Sono abituati a comprare cento capi all’anno ma devono acquistarne uno che duri tutta la vita".

Altro concetto chiave della collezione è l’idea di abiti come fossero accessori da indossare: il cappotto che si fraziona e diventa una giacca corta o un bolerino, la maglia lunga che si accorcia in crop top, i pantaloni gonna, le tasche applicate sui cappotti reversibili, perfette per infilarci la carta di credito o farci scivolare gli AirPods. "Ho pensato di portare gli accessori più vicini all’abbigliamento e viceversa per affrontare meglio quest’era tecnologica - sottolinea Silvia Venturini Fendi - anche se i capi sono tutti realizzati in modo tradizionale".

Un immaginario che si traduce in blazer e cappotti in satin opaco e capispalla in gabardine impermeabile, impreziositi da inserti in feltro e termo-nastrature logate ‘Fendi Roma’. O ancora, nelle maniche e negli orli delle giacche con cerniere. Nelle pellicce e nei montoni intarsio, proposte sia nella versione montone sia nella variante in cachemere. Un guardaroba pensato per lui ma dal quale può benissimo attingere anche lei, in un continuo interscambio tra ready to wear e accessori. "Mi interessava questa idea del dualismo - sottolinea la stilista -. Quello che sembra velluto liscio è in realtà camoscio, il principe di Galles che diventa pied-de-poule". 

E poi le borse, fiore all’occhiello della griffe, che rendono omaggio all’iconico giallo Fendi. Come la maxi shopper in pelle che richiama il packaging vintage del marchio e subito ribattezzata ‘Yellow Pack bag’. Ma anche le baguette e le Peekaboo, borse icona della maison, trasformate in travel bag che richiamano bauli ottocenteschi. O ancora il modello in lana lavorata a mano. Ai piedi eleganza industriale per l’uomo Fendi, che marcia su sneakers e boots dalla suola carro armato. Un capitolo a parte lo merita la collaborazione con Anrealage, designer giapponese votato al culto della tecnologia, che ha ideato un tessuto in nylon bianco fotocromato. Così, reagendo alla luce del sole, le ultime quattro silhouette della collezione cambiano colore. Diventeranno un classico? Chissà. Nel futuro, intanto, sono già proiettate. 



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