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Manuele Canu: "Il momento è ora, la moda non può essere solo digitale"

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Manuele Canu: Il momento è ora, la moda non può essere solo digitale

Manuele Canu

Dalla Sardegna a Milano. Con ritorno. Manuele Canu è inarrestabile. Lo stilista, 35 anni a dicembre, è pronto a ripartire dopo l’emergenza coronavirus più determinato di prima. E dopo aver investito i primi due anni sulla brand identity e sul posizionamento e ora è il momento giusto per spiccare il volo. "A febbraio ho presentato la collezione per l'inverno 2020-2021, poi è arrivato il Covid - racconta all’Adnkronos - ho chiuso per tre mesi e mezzo e ora stiamo riaprendo. Finalmente siamo tornati in vita".


Il brand, venduto in alcuni multimarca in Italia e Russia, ha uno showroom in via della Spiga e a breve aprirà un flag store in zona Duomo, per poi debuttare nell’e-commerce. Anche se di questi tempi l'aria che si respira nel settore non è delle migliori, Canu è ottimista: “Avevo diverse prenotazioni dall'estero e sono state posticipate o annullate - rimarca -. Ma il momento è ora. A settembre si riparte sia con la vendita online sia con la vendita diretta in boutique. E se tutto va bene faremo un’inaugurazione in boutique con gli abiti da sera della nuova collezione”.

Canu, che si ispira all’immaginario di Cassini, Ferrè e delle sorelle Fontana, ha come punto di riferimento la sua Sardegna. "E' vero, c'è molto della mia terra nelle collezioni" ammette. Ed è da lì, in effetti, che è partito tutto. "L’idea di creare un'etichetta tutta mia era il sogno di un bambino che leggeva riviste di moda - dice -. Negli anni questa passione è cresciuta con me finché non sono entrato nell’istituto d’arte di Nuoro. Poi sono arrivato a Milano”. I primi passi negli uffici stile e ricamo poi la decisione di rischiare e provare a fare il suo.

Le muse? Gina Lollobrigida "per la sua femminilità" ma anche Ipazia d’Alessandria e Isadora Duncan, "E' stata la prima ballerina a mostrare il corpo nudo nel ballo. - ragiona Canu -. Ed entrambe sono simboli dell’emancipazione femminile”. Ora tutte le energie sono focalizzare sulla prossima collezione: "10 abiti da cocktail e da sera - spiega - con una palette che spazia dal blu notte al nero e materiali che permettono un continuativo di stagione, inclusi volumi e forme”.

Il Covid non ha cambiato di un millimetro il suo estro creativo. “Al contrario - sottolinea -. Mi ha anche aiutato in senso creativo, non ho avuto problemi per creare”. E ora il giovane stilista punta anche a un approccio eco friendly: “In passato abbiamo usato inserti in pelliccia, cincillà, lupo bianco - ammette - ma fa male utilizzare questi animali, sto cercando di avere un approccio più ecologico”.

Quanto al ripensamento del calendario classico, "si corre troppo nella moda - osserva -. Capisco che le tempistiche siano nate nel corso degli anni ma non si può passare il tempo a correre. Sono d’accordo con Armani, bisognerebbe tornare un po’ alle origini". Nessun dubbio, invece, sull’idea che nel futuro le fashion week possano diventare digitali. "L’abito si deve vedere indossato dal vivo e toccare - storce il naso Canu - . Certo, il Covid ci impone queste nuove regole ma è un po' come paragonarlo alla vecchia stretta di mano. Come vetrina è il metodo migliore che esista ma un abito va visto, va toccato. E’ anche una questione di rapporti umani”.



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