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Mali: 'Lazarevic libero in cambio di detenuti salafiti', insorgono ong locali

10 dicembre 2014 | 12.15
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Non si placano in Mali i rumori secondo cui la liberazione dell'ostaggio francese Serge Lazarevic, sequestrato tre anni fa a Hombori, nel nord del Mali, e rilasciato ieri, sarebbe il frutto di un accordo di scambio con alcuni terroristi salafiti detenuti nel carcere centrale di Bamako, tra cui Mohammed Ali Ag Wadoussene.

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Non si placano in Mali le voci secondo cui la liberazione dell'ostaggio francese Serge Lazarevic, sequestrato tre anni fa a Hombori, nel nord del Mali, e rilasciato ieri, sarebbe il frutto di un accordo di scambio con alcuni terroristi salafiti detenuti nel carcere centrale di Bamako, tra cui Mohammed Ali Ag Wadoussene.

Wadoussene è sospettato di essere coinvolto nel rapimento dello stesso Lazarevic e di un altro cittadino francese Philippe Verdon, trovato morto a luglio dello scorso anno nel nord del Mali. Sempre lui è considerato l'autore dell'evasione di massa dal carcere di Bamako del 16 giugno scorso, durante la quale è rimasta uccisa una guardia carceraria. Wadoussene era stato nuovamente arrestato il 24 luglio.

Ma per le organizzazioni per i diritti umani in Mali, la liberazione del presunto terrorista è "un atto extragiudiziario e biasimevole per un Paese che si vanta di essere un campione di rispetto rigoroso dei diritti umani", come ha dichiarato la presidente di Wildaf Mali, Bintou Founé Samaké.

Samaké ha ricordato che il 4 dicembre, qualche giorno prima della liberazione di Wadoussene, altri tre pericolosi elementi sospettati di terrorismo sono stati rilasciati dalla Corte d'appello, ossia "Haifa Ag Acherif (fratellastro di Wadoussene, ndr), Oussama Ben Gouzzi (Tunisia) e Habib Ould Mahouloud (Sahara occidentale)".

Ora che il governo maliano ha le mani libere, "bisogna arrestare di nuovo tutti questi presunti autori di crimini di guerra e crimini contro l'umanità e portarli a giudizio per i fatti commessi", ha aggiunto Samaké.

Dal canto suo, il presidente dell'Associazione maliana dei diritti umani (Amdh), Moctar Mariko, ha dichiarato che "se da un lato comprendiamo la necessità di trovare i mezzi per liberare gli ostaggi, crediamo che questo soluzioni non debbano violare i diritti delle vittime e il principio della separazione dei poteri in Mali".

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