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Mattarella: "Auschwitz simbolo del disumano concepito da uomini"

27 gennaio 2021 | 12.49
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Le parole del presidente della Repubblica nel Giorno della Memoria

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Twitter /Quirinale

"Auschwitz, che simboleggia e riassume tutto l'orrore e la lucida follia del totalitarismo nazista, racchiude in sé i termini di un tragico paradosso: si tratta infatti della concezione più disumana mai concepita dall'uomo, uomini contro l'umanità". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno della Memoria.

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"Un unicum nella storia dell'umanità -ha ricordato il Capo dello Stato- che pure è costellata, purtroppo, di stragi, genocidi, guerre e crudeltà. Una mostruosa costruzione realizzata nel cuore della civile ed evoluta Europa, in un secolo che pure si era aperta con la speranza del progresso, della pace e della giustizia sociale, con la fiducia nella scienza, nella tecnica e nelle istituzioni della democrazia".

"I totalitarismi, nella prima metà del Novecento, e le ideologie che li hanno ispirati, hanno arrestato la ruota dello sviluppo della civiltà, precipitando larga parte del mondo -ha concluso Mattarella- nella notte della ragione, nel buio fitto della barbarie, in una dimensione di terrore e di sangue".


"La crisi economica esplosa dopo la Grande guerra, la disperazione e la paura del futuro di fronte all'inefficacia e alle divisioni della politica - ha detto ancora -, spinsero molte persone a consegnare il proprio destino nelle mani di chi proponeva scorciatoie autoritarie, ad affidarsi ciecamente al carisma magico dell'uomo forte". "Credere, obbedire, combattere, intimava il fascismo -ha ricordato il Capo dello Stato -, obbedienza incondizionata ad Adolf Hitler giuravano invece i soldati e i funzionari del regime nazista. La fiducia nel potere diventava un atto di fede cieco e assoluto, l'arbitrio soppiantava la legge".

Per Mattarella, "faremmo un'offesa grave a quegli uomini, a quelle donne , a quei bambini mandati a morire nelle camere a gas se considerassimo quell'infausta stagione come un accidente della storia, da mettere tra parentesi, se rinchiudessimo soltanto nella memoria quei tragici accadimenti, chiudendo gli occhi sulle origini che hanno avuto e sulle loro dinamiche".

"Il fascismo, il nazismo, il razzismo - ha proseguito il Capo dello Stato - non furono funghi velenosi nati per caso nel giardino ben curato della civiltà europea. Furono invece il prodotto di pulsioni, di correnti pseudo culturali, e persino di mode e atteggiamenti che affondavano le radici nei decenni e, persino, nei secoli precedenti".

"Nei salotti di tante parti d’Europa, dove a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, si conversava, con irresponsabile civetteria, di gerarchia razziale, di superiorità ariana, di antisemitismo accademico, forse nessuno avrebbe pensato che si sarebbe poi arrivati un giorno a quella che fu crudelmente chiamata soluzione finale, ai campi di sterminio, ai forni crematori. Ma le parole, specialmente se sono di odio, non restano a lungo senza conseguenze", ha ricordato il presidente Mattarella, aggiungendo: "Quelle idee e quei pensieri grotteschi, nutriti di secoli di pregiudizi contro gli ebrei, rappresentarono il brodo di cultura nel quale nacque e si riprodusse il germe del totalitarismo razzista".

"La Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, ha cancellato le ignominie della dittatura. Ma non intende dimenticarle. Non vanno dimenticate. Per questa ragione la memoria è un fondamento della Repubblica che si basa sui principi di uguaglianza, di libertà, di dignità umana, con il riconoscimento, pieno e inalienabile, dei diritti universali dell’uomo, di ciascuna persona. Contro la barbarie dell’arbitrio, della violenza, della sopraffazione", ha affermato ancora.

"La memoria -che oggi celebriamo qui e in tante altre parti del mondo- non è, dunque, gettare lo sguardo su una fotografia che sbiadisce con il trascorrere del tempo. Ma -ha sottolineato ancora il Capo dello Stato- un sentimento civile, energico e impegnativo. Una passione autentica per tutto quello che concerne la pace, la fratellanza, l’amicizia tra i popoli, il diritto, il dialogo, l’eguaglianza, la libertà, la democrazia".

"La circostanza che i dittatori trovino nelle loro popolazioni, per qualche tempo, larga approvazione e ampio consenso - ha spiegato ancora - non attenua per nulla la responsabilità morale e storica dei loro misfatti. Un crimine, e un crimine contro l’umanità, resta tale, anche se condiviso da molti, aggiungendo alla infamia la colpa di aver trascinano in essa numerosi altri".

"Questa constatazione, persino ovvia –ma talvolta posta in discussione- ci obbliga piuttosto, ancora una volta, a fare i conti senza infingimenti e con coraggio, con la storia nazionale. E a chiamare gli eventi -ha concluso il Capo dello Stato- con il loro vero nome".

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