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Michelangelo, per la prima volta insieme i 9 busti in bronzo di Daniele da Volterra

14 febbraio 2022 | 14.13
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In mostra alla Galleria dell'Accademia di Firenze dal 15 febbraio, al 19 giugno

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(Foto Guido Cozzi)

Per la prima volta sono esposti in un'unica sede i nove busti in bronzo di Michelangelo attribuiti a Daniele Ricciarelli, detto da Volterra (1509 - 1566): è la mostra curata da Cecilie Hollberg alla Galleria dell'Accademia di Firenze aperta da domani, 15 febbraio, al 19 giugno 2022. Insieme alle tre opere già conservate a Firenze alla Galleria dell'Accademia, al Museo Nazionale del Bargello e a Casa Buonarroti, nell'esposizione dal titolo "Michelangelo: l'effigie in bronzo di Daniele da Volterra" ci saranno importanti prestiti da vari musei internazionali e italiani come il Museo del Louvre e il Mueo Jacquemart-André di Parigi, l'Ashmolean Museum di Oxford, i Musei Capitolini di Roma, il Castello Sforzesco-Civiche Raccolte d'Arte Applicata di Milano e il Museo della Città 'Luigi Tonini' di Rimini.

"L'idea di questa esposizione - dichiara Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell'Accademia di Firenze - nasce dall'esigenza di dare un contributo scientifico rispetto al complesso rapporto tra originali e derivazioni. E' una mostra unica e inconsueta che si pone l'obiettivo di rispondere a quesiti ancora aperti grazie anche all'utilizzo di strumenti altamente tecnologici e innovativi. Punto di partenza di questo progetto epocale su Michelangelo Buonarroti e il suo allievo Daniele da Volterra è stato il riordino e il restauro del busto conservato nel nostro Museo, avvenuto nel 2017. Cogliamo quindi questa occasione per offrire per la prima volta un raffronto diretto dei nove busti che riportano i tratti di Michelangelo Buonarroti, per rivederne i dati, i documenti e la relativa bibliografia. A distanza di quasi cinque secoli, è ora di trovare delle risposte".

Per questo progetto espositivo tutti gli esemplari presenti sono stati sottoposti ad una intensa campagna di analisi non invasive, sia classiche dei materiali che con sofisticati strumenti di ultima generazione e con metodologie innovative. Sono state condotte indagini scientifiche mai realizzate in precedenza su queste opere, come le analisi geologiche delle terre di fusione o quelle nucleari (XRF) per determinare la natura e la composizione delle leghe di metallo. La proficua e stretta collaborazione con Mario Micheli - professore di storia e tecnica del restauro presso l’Università Roma Tre, noto esperto del settore che ha lavorato già sui bronzi di Riace e sulla lupa capitolina - insieme a un team formato ad hoc, ha aperto nuovi approcci.

Ogni testa è stata digitalizzata e stampata in 3D in resina in scala 1:1, grazie a Factum Foundation for Digital Technology in Conservation, organizzazione no-profit spagnola specializzata nell’utilizzo delle nuove tecnologie per la conservazione del patrimonio culturale; è stata digitalmente "mappata" nei punti chiave e nelle corrispondenze, sovrapposta e confrontata in un lavoro di ricerca unico nel suo genere, che ha unito per la prima volta l’esperienza digitale al rigore accademico nell’individuazione delle opere originali, nominate nell’inventario della casa abitata da Daniele da Volterra, e della 'genealogia' delle varianti da loro derivate. Per aiutare il confronto, sia agli occhi degli esperti che tramite software di machine learning, per l'esposizione i busti in resina sono stati allineati seguendo una linea immaginaria ricercata e tracciata lavorando sulle stampe 3D.

"Michelangelo: l'effigie in bronzo di Daniele da Volterra" si avvale di un comitato scientifico di esperti internazionali formato da Antonia Boström, Alessandro Cecchi, Mario Micheli, Claudio Parise Presicce e Dimitrios Zikos.

L'alto valore scientifico dell'iniziativa è in linea con l'importanza che il MiC-Ministero della Cultura dà alla ricerca scientifica realizzata tramite strumenti tecnologicamente innovativi e si propone di coinvolgere i maggiori esperti, riunendoli, lunedì 21 febbraio, in una giornata di studio organizzata per questa occasione. Lo scopo principale della mostra è proprio quello di produrre il primo catalogo scientifico delle effigi in bronzo attribuite a Daniele da Volterra, edito da Mandragora, che uscirà dopo la giornata di studi, dove confluiranno le ricerche finora eseguite e i risultati delle indagini diagnostiche, fornendo uno strumento indispensabile per gli studi in questo campo. Tra i risultati attesi, c'è inoltre quello di allestire un'accurata genealogia delle varianti derivate dai busti di Michelangelo, individuando per quanto possibile provenienza e caratteristiche delle varie esecuzioni.

Daniele Ricciarelli, detto da Volterra (1509 – 1566), fu allievo di Michelangelo e a lui era legato da profonda amicizia tanto da essere presente alla morte del maestro nella casa romana a Macel de' Corvi, il 18 febbraio 1564. Leonardo Buonarroti, nipote di Michelangelo, gli commissionò, subito dopo, due ritratti in bronzo dello zio e all’incarico dell’esecuzione di questi due busti si aggiunse una terza richiesta avanzata dall’amico e antiquario Diomede Leoni. Il da Volterra morì nel 1566 senza aver rifinito le tre teste promesse a Buonarroti e a Leoni, come risulta dai documenti, redatti a partire dal giorno dopo la sua morte. Il problema della cronologia e della fusione delle effigi bronzee di Michelangelo è rimasto da tempo nell’ambito degli studi di storia dell’arte un punto da chiarire, sussiste infatti una sostanziale incertezza circa la provenienza dei numerosi esemplari esistenti.

(di Paolo Martini)

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