Pizzi, ricami, velluto e pelliccia riciclata per una collezione senza gerarchie, tra maschile e femminile
Un remix di ‘A far l’amore comincia tu’, poi ‘Rumore’ di Raffaella Carrà, e quel ‘Prisencolinensinainciusol’ quasi impossibile da tradurre in parole ma immediatamente riconoscibile nella voce di Adriano Celentano. È su questa sequenza che Fendi costruisce la colonna portante della primavera-estate 2027 e, insieme, la visione di Maria Grazia Chiuri: tornare a un’idea di moda in cui il corpo non sia soltanto qualcosa da vestire ma con cui giocare ed esprimersi. La passerella negli headquarter di via Solari è una grande stanza degli specchi. Gli ospiti sono seduti sotto file di lampadine gialle, in un’atmosfera che richiama gli anni Settanta, mentre luci led si accendono e spengono cambiando continuamente la percezione dello spazio. Modelle e modelli avanzano dentro una struttura di plexiglas, moltiplicate dai riflessi. Lo specchio, da oggetto quotidiano attraverso cui guardiamo noi stessi, diventa qui uno strumento per mettere in relazione corpi diversi e costringere il pubblico a incontrare anche l’immagine dell’altro.
È il dispositivo scelto da Chiuri per raccontare una collezione che parte proprio dal corpo. Più che l’immagine ideale del corpo la sua possibilità di essere mostrato, coperto, sovrapposto, trasformato. “Sto cercando di definire e chiarire l’identità di Fendi, portando in questa collezione la mia visione personale della maison, con occhi diversi - spiega la stilista, che ha mosso i suoi primi passi proprio in Fendi -. Volevo riportare l’energia di quando abbiamo iniziato a lavorare nella moda, la passione per questo mestiere, quando era meno mainstream, con un legame forte con la sperimentazione e la libertà creativa, meno pressata dal giudizio e rivolta a un pubblico più ristretto”. Il riferimento agli anni Settanta non intende però essere un esercizio di nostalgia. “Non sono nostalgica - ammette Chiuri - ma consapevole da dove vengo”. Il punto è recuperare un certo modo di intendere la moda. “La silhouette continua a essere legata a certi riferimenti di Karl Lagerfeld degli anni Settanta ma è anche molto libera di mostrare il corpo, con una silhouette scivolata” sottolinea la creativa.
Al centro ci sono Raffaella Carrà e Adriano Celentano, scelti per quello che rappresentavano prima ancora che per ciò che indossavano. “Entrambi hanno influenzato un’idea di sensualità familiare – racconta Chiuri -. Celentano è stato il primo uomo sexy nell’immaginario italiano, Carrà era sexy ma anche familiare. Io sono cresciuta con questo tipo di riferimenti e ho sentito il bisogno di recuperarli”. Il loro rapporto con il corpo diventa una delle chiavi della collezione. “I riferimenti sono nello spirito e nell’uso del corpo di Raffaella Carrà e Celentano – fa notare la stilista -. Erano cantanti ma anche ballerini, persone dello spettacolo: c’era una relazione tra il loro corpo e l’abito, lo definivano da soli, non si facevano vestire, decidevano loro come vestirsi e come performare. A me piace questo della moda, il fatto che possa dare questa opportunità”.
E allora ‘Prisencolinensinainciusol’, con quel linguaggio inventato da Celentano nel 1972 per imitare il suono dell’inglese americano in passerella diventa il simbolo di una libertà creativa che non ha bisogno di spiegarsi fino in fondo. La sua presenza, insieme a Carrà, porta dentro Fendi una cultura popolare italiana capace di essere sofisticata senza perdere il contatto con il pubblico. “Alcuni ragazzi che lavorano con me non li conoscevano ma poi si sono galvanizzati - spiega Chiuri -. Le nuove generazioni vivono la moda in modo meno libero di quando ho iniziato io: sentono molto il giudizio degli altri e questo mi dispiace. Oggi c’è poco corpo, si va meno in discoteca. Allora, in discoteca, eri libero; oggi è tutto molto clean”. La collezione lavora così sulla sovrapposizione e sull’assenza di gerarchie: intimo maschile e femminile come punto di partenza, pizzi e ricami, seta e maculato, lucido e opaco, velluto e pergamena. La giacca da camera esce dalla sua funzione e finisce in strada, le scarpe diventano gioielli, punk e borghese convivono. Gli abiti lasciano emergere il corpo, lo coprono e lo scoprono, lo deformano attraverso le sovrapposizioni. “Così come si mescolano i corpi, si mescolano gli indumenti nelle diverse sovrapposizioni, nelle diverse fogge, nelle diverse lunghezze, nei diversi materiali, nelle diverse consistenze”. L’obiettivo, dice Chiuri, è “esaltazione dei corpi, non costrizione”.
Anche il lavoro sulla pelliccia segue questa logica. Chiuri torna a ribadire l’importanza del riciclo e riuso di pellicce come possibilità concreta per mantenere in vita materiali e patrimonio della maison, a partire anche dalla borsa Baguette. Un progetto di upcycling e riciclo avviato in occasione del debutto della stilista alla guida della maison romana, con l'obiettivo di rimettere a modello le pellicce vintage o ereditate. “Stiamo rimettendo in ciclo alcuni materiali per ripararli e non perdere il Dna della casa, associandolo a un’idea più chiara della silhouette, della donna e dell’uomo” assicura Chiuri. E sul fondamento ecologico del riuso delle pelli, spiega: “Penso che si possa parlare di tutto senza fare discorsi ideologici. Il riuso mi sembra l’unica via che possa traghettare non solo l’aspetto economico, ma anche una consapevolezza diversa nell’acquisto, con un’idea di durevolezza. Se però deve essere un discorso ideologico, siamo in un sistema capitalistico. L’idea che la moda debba salvare il mondo mi sembra eccessiva”.
Il riferimento a Carrà e Celentano si allarga anche a Renato Zero e a una stagione della cultura italiana in cui moda, musica, televisione e spettacolo dialogavano continuamente. "Renato Zero, Carrà e Celentano li ho sempre trovati molto familiari, avevano qualcosa in cui potersi rispecchiare”. La craftsmanship resta uno dei fondamenti della griffe ma Chiuri prova a sottrarre la moda alla sola dimensione della performance contemporanea. “Anche gli stilisti oggi sentono il peso del giudizio, della performance e della responsabilità. Bisogna riportare quella gioia e quell’energia creativa e innovativa”. È una riflessione che si allarga al ruolo stesso del direttore creativo nel fashion system. “Quali convenzioni ho sfidato? Credo quella di essere direttrice creativa di un’azienda di moda e, da Dior, ancora di più. Forse ho sfidato la convenzione del sistema moda”. Nel parterre, ad applaudire la sfilata, star come Alicia Keys, Jovanotti, Monica Bellucci, Iris Law, Bang Chan degli Stray Kids ed Eleonora Abbagnato. (di Federica Mochi)