Marco Rambaldi, il potere dell’abbraccio

Per la FW26 il brand bolognese trasforma il classico in resistenza con citazioni a Ornella Vanoni, la prima staffetta partigiana italiana, Flora Monti e Italo Calvino

Un look della collezione fw26 di Marco Rambaldi
Un look della collezione fw26 di Marco Rambaldi
27 febbraio 2026 | 19.13
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Un abbraccio come manifesto sentimentale. È da qui che parte la fall-winter 2026 di Marco Rambaldi, e che prende forma una delle sfilate riuscite meglio della stagione. In prima fila, sedute una accanto all’altra, Elisa e Chiara Ferragni, mentre in passerella una scritta diventa subito cifra della collezione: Wish You Were Queer. È il segno di un percorso iniziato anni fa, quando l’upcycling di Rambaldi era un gesto quasi militante, e che oggi si trasforma in una pratica matura e raffinata. “Questa collezione parte dal classico - spiega lo stilista nel backstage -. inteso come qualcosa che viene fatto nel passato ma che oggi ha ancora qualcosa da raccontare, proprio come diceva Italo Calvino, quando parlava dei grandi classici italiani. Un classico che ha ancora qualcosa da dire e non smette di avere importanza”.

Più che un canone immobile una memoria in movimento. Come il dialogo con la voce e il pensiero di Ornella Vanoni, che fa da colonna sonora allo show. “Mi sono collegato all’abbraccio di Ornella Vanoni: l’abbraccio è uno dei gesti più radicali e più semplici che possano fare due amici e che lei definisce come qualcosa di curativo, che può risolvere diversi problemi” racconta lo stilista. Un classico italiano, che per Rambaldi, non è mai neutro ma attraversato da contraddizioni e ironia e intervallato dalle solite reference cinematografiche: “Da un lato Teorema di Pasolini - spiega lo stilista - dall’altro Paolo Villaggio e il suo Fantozzi, due grandi classici italiani che criticano anche la società italiana”.

In passerella la divisa d’ufficio diventa feticcio, il completo ‘perbene’ è sabotato dall’interno con la costruzione visibile. Pantaloni, gonne e giacche rivelano le proprie ossature mentre il classico viene smontato per essere ricostruito. È nella maglieria che Rambaldi gioca una delle sue partite più interessanti, del resto è il suo cavallo di battaglia. In questa stagione il twinset si trasforma in matrioska: sotto un cardigan con cuore, si nasconde un secondo twinset trompe-l’œil. La tuta sportiva, simbolo dell’anti-eleganza, entra nel guardaroba colto. Anche l’uncinetto torna al centrino, ingrandito, reso quasi indecente nella sua esposizione. Al centro della collezione c’è anche una presa di posizione storica, con una citazione a Flora Monti, prima staffetta partigiana italiana.

“Fa parte della nostra memoria storica e viva che non vogliamo dimenticare, soprattutto in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo” sottolinea Rambaldi. Una memoria che trova spazio nella maglia jacquard con la bandana dell’Anpi intrecciata nei punti stessi del tessuto. A settembre il creativo è uscito in passerella stringendo in mano una bandiera della Palestina: “Quest’anno non ho niente - dice lo stilista - ma il mio cuore rimane lì chiaramente”.

La pelle dei capi è sviluppata con Lineapelle, mentre le calzature sono in collaborazione con Hispanitas, e uniscono artigianalità e savoir faire. All’uscita gli ospiti ricevono una mela in una scatolina, parte della capsule con mela Envy. In questa collezione si può dire che il percorso di Rambaldi sia leggibile in controluce: dagli esordi basati sull’upcycling, alla visione di oggi pienamente consapevole e matura, il designer, considerato da molti l’enfant prodige della moda italiana, continua a costruire un abbigliamento intelligente in grado di parlare e prendere posizione. (di Federica Mochi)

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