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Protesta all'Alcoa, tre sindacalisti su un silos a 60 metri, governo risponda

21 marzo 2016 | 07.50
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Nuova eclatante protesta dei lavoratori del sito Alcoa di Portovesme. Questa notte alle 3 i segretari provinciali Rino Barca (Fim Cisl), Roberto Forresu (Fiom Cgil) e Daniela Piras (Uilm) si sono barricati sul silos delle materie prime a 60 metri di altezza, all'interno dello stabilimento sardo e non scenderanno fino a che non arriverà dal Governo una parola chiara sul futuro del sito, da anni al centro di un negoziato con la multinazionale Glencore per la sua acquisizione.

Una vertenza difficile, questa, incagliata sul prezzo dell'energia e sulla richiesta da parte del gruppo svizzero di tariffe più favorevoli alla produzione. Già l'esecutivo, nei mesi scorsi, aveva assicurato a Glencore l'impegno ad un accordo con un gestore di energia per un'intesa di lungo termine con cui assicurare i primi 2 anni di superinterrompibilità e i successivi di interrompibilità, tale da avvicinare il prezzo dell'energia a quello previsto nel memorandum of undestanding firmato negli anni scorsi con il gruppo, e ribadito ancora la scorsa settimana in un incontro al Mise, tra ministro e vertici del gruppo elvetico. Ma senza che da parte di Glencore questo bastasse per sciogliere la riserva sull'acquisizione. Anzi. Il gruppo si è riservato nuovi approfondimenti dilatando così i tempi della trattativa ed esasperando i lavoratori.

E oggi è stato lo stesso ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, a scendere in campo chiedendo a Glencore una risposta precisa e definitiva: chiarisca, "se le delucidazioni fornite sono definitivamente ritenute sufficienti per confermare la volontà di rilevare l’impianto”, ha chiesto in una nota. I sindacalisti, intanto, restano sul silos e si appellano all'esecutivo: "basta con questo teatrino. Il governo ci dia risposte esaurienti", dicono dall'alto i segretari di Fim, Cisl e Uil del Sulcis Inglesiente.

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