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Oms: "Solo 20% ha anticorpi Covid, lunga strada da fare"

18 maggio 2020 | 14.26
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Il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus: "La maggioranza della popolazione è ancora suscettibile al virus"

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Fotogramma /Ipa)

"Dai primi studi di sieropevalenza emerge una fotografia ormai dettagliata: la porzione di popolazione che ha sviluppato anticorpi" al Covid-19 "non supera il 20% e in molte aree è meno del 10%. In altre parole, la maggioranza della popolazione è ancora suscettibile al virus". Lo ha ribadito il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel suo intervento all'assemblea generale dell'Oms, che si è aperta oggi Ginevra. "La strada da fare è ancora lunga", sottolinea Tedros.

"Più di 4 milioni e mezzo di casi di Covid-19 e oltre 300.000 morti sono state segnalate all'Oms. Ma i numeri non riescono a raccontare la storia della pandemia: ogni perdita di vite umane lascia una cicatrice per famiglie, comunità e nazioni", ha aggiunto il direttore generale. "La pandemia di Covid-19 ha messo in luce il meglio - e il peggio - dell'umanità: forza e paura; solidarietà e sospetto; rapporto e recriminazione. Questo contagio ci ha mostrato le disuguaglianze, le ingiustizie e le contraddizioni del nostro mondo moderno. Vite e mezzi di sussistenza sono stati persi o sconvolti. Centinaia di milioni di persone hanno perso il lavoro. La paura e l'incertezza abbondano. L'economia globale si dirige verso la sua più forte contrazione dalla Grande Depressione. Gli impatti sulla salute della pandemia di Covid-19 si estendono ben oltre la malattia e la morte causate dal virus stesso. Questa è molto più di una crisi sanitaria", sottolinea Tedros.

"Tutti i Paesi hanno affrontato grandi sfide per questo virus. Alcuni stanno ora valutando come allentare le restrizioni che hanno richiesto un così pesante pedaggio sociale ed economico. Ma muoversi troppo in fretta, senza mettere in atto l'architettura della sanità pubblica per rilevare e reprimere il contagio, espone a un rischio reale di ostacolare la propria ripartenza", ha quindi ribadito.

"Una cosa è abbondantemente chiara. Il mondo non dovrà mai essere lo stesso. Non - ha detto ancora il dg -abbiamo bisogno di una revisione per dirci che dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che ciò non accada mai più. Qualunque lezione ci sia da imparare dalla pandemia, il più grande fallimento sarebbe lasciare il mondo stesso stato di vulnerabilità in cui era prima".

"Oggi chiedo a tutte le nazioni - ha continuato - di investire nel rafforzamento e nell'attuazione dei numerosi strumenti a nostra disposizione, in particolare del trattato globale che sostiene la sicurezza sanitaria globale: il Regolamento sanitario internazionale. Dopo la Sars, la pandemia di H1N1 e l'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale, sono state messe in luce carenze nella sicurezza sanitaria globale e formulate numerose raccomandazioni per consentire ai paesi di colmare tali lacune. Alcune sono state implementate; altre sono rimaste inascoltate. L'epidemia di Sars ha dato luogo alla revisione del Regolamento sanitario internazionale, nel 2005; la pandemia di H1N1 ha visto la creazione del Quadro di preparazione all'influenza pandemica; l'epidemia di Ebola del 2014 e 15 ha portato alla creazione di un meccanismo di finanziamento dell'emergenza pandemica, del programma per le emergenze dell'Oms e del Comitato consultivo indipendente per la sorveglianza".

Per il Dg "il mondo non ha bisogno di un altro piano, un altro sistema, un altro meccanismo, un altro comitato o un'altra organizzazione. Deve rafforzare, attuare e finanziare i sistemi e le organizzazioni di cui dispone, incluso l'Oms. Molti leader che hanno parlato oggi hanno sollevato questi problemi: attuare, sostenere l'Oms e finanziare. Il mondo non può più permettersi l'amnesia a breve termine che ha caratterizzato la sua risposta alla sicurezza sanitaria per troppo tempo".

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