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Pestato da bulli, la maestra: "Impuniti fin da piccoli"

28 aprile 2019 | 15.08
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Immagine d'archivio (FOTOGRAMMA)

dall'inviata Silvia Mancinelli
"Per carità la noia. Se ci fossero un cinema e un teatro a Manduria non esisterebbero le baby gang? Qui il problema è uno, ma costa ammetterlo: questi ragazzini vivono in un contesto di impunità fin da piccoli grazie a genitori pronti a difenderli sempre e comunque, pur davanti a evidenze vergognose". A parlare all’AdnKronos è Pamela Massari, maestra nella scuola elementare di Manduria dove più di qualcuno tra i 14 indagati per la morte di Antonio Cosimo Stano ha studiato.

"Accusare una comunità è azzardato - continua l’insegnante - piuttosto concentriamoci su questi ragazzini sempre più sfrontati. Potrei elencare decine di episodi di cui sono stata protagonista io, ma anche tanti miei colleghi, atteggiamenti genitoriali che hanno mortificato e tarpato la mia attitudine professionale. Mamme e papà che si sentono in diritto di inveirti contro perché hai osato rimproverare l’alunno. Le storie che ogni tanto si sentono sono vere: e passare dalla passione per l’insegnamento al lassismo da parte dell’istituzione scolastica per una sensazione di impotenza è purtroppo tutt’altro che difficile".

SERVIZI SOCIALI - "Mai ci è arrivata, né formalmente né informalmente, fosse almeno in maniera anonima, alcuna segnalazione su Antonio Cosimo Stano. Sarebbe bastata una chiamata e un assistente avrebbe preso in carico la cosa, coinvolgendo il servizio di igiene mentale" ha poi detto all'AdnKronos Raffaele Salamino, responsabile dei servizi sociali del comune di Manduria.

"E' devastante sapere oggi che il disagio dell'uomo andava avanti addirittura da anni, tra soprusi e aggressioni. E' assurdo che mai sia stata fatta una segnalazione al Comune - prosegue Salamino - ci siamo occupati di situazioni ben più irrilevanti e non serviva certo una lettera protocollata per informarci di quanto stava accadendo così che potessimo intervenire in tempo. Noi ci lavoriamo spesso con l'anonimato, tante le segnalazioni di cittadini su ragazzini bullizzati a scuola, ma su Stano, ripeto, non è mai arrivato nulla". 

"Manduria è un comune di 30 mila abitanti, di certo gli assistenti sociali non citofonano casa per casa - incalza il responsabile dei servizi sociali - ma siamo a disposizione su chiamata. Non siamo un esercito, abbiamo 2 assistenti di ruolo e 3 invece a tempo determinato, tra l'altro assunti da qualche mese, ma ci siamo. Oggi provo angoscia, quell'uomo si poteva salvare".

IL PREFETTO - "Se i bulli invece che con quel pover’uomo se la fossero presa con un cane, ci sarebbe stata la rivolta popolare. E invece tutti zitti, in un silenzio assordante che oggi mi lascia amareggiato. Quanto subiva Stano è stato chiuso e isolato in una casa, in una strada, in una comunità: un essere umano che abitava davanti a una parrocchia lasciato solo. Il prete ha detto di essere intervenuto più volte, ma perché non ha segnalato subito ai servizi sociali?". E' lo sfogo, forte e appassionato, del prefetto Vittorio Saladino, uno dei tre commissari prefettizi di Manduria che, all’AdnKronos, parla di un "silenzio assurdo" che ha avvolto e cullato la brutalità delle aggressioni subite nel tempo.

"Stano era sconosciuto ai servizi sociali perché nessuno, per quanto ne dicano oggi, ha mai fatto segnalazioni - aggiunge - La cosa strana è che il soggetto era preso di mira da tanto tempo e nonostante questo anche il responsabile dei servizi sociali ne era all’oscuro. Manduria tra l’altro è capofila nell’efficienza dei servizi sociali, è un paese ricco tra i primi posti di quelli con cittadini risparmiatori, preso di mira da turisti inglesi e tedeschi".

Nessuna giustificazione, dunque, e l’annuncio: "Alla manifestazione di sabato 4 maggio per la legalità - ha detto Saladino - parteciperemo con il gonfalone come Commissione straordinaria. Le colpe le ha una comunità distratta, chiusa, coi giovani bombardati dai media e da episodi negativi. Come si fa a rendere oggetto di gioco un uomo, un soggetto indifeso?".

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