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Salute: più fertili sotto il sole, vitamina D alleata della riproduzione

13 gennaio 2016 | 12.46
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Nelle pecore Soay la prova che la vitamina D aiuta la fertilità (foto University of Edinburgh)

Più fertili sotto il sole. Accade nelle pecore selvatiche, e forse anche nell'uomo, secondo la ricerca condotta da un gruppo di scienziati dell'università di Edimburgo. Il team diretto da Richard Mellanby, a capo della Medicina dei piccoli animali presso la Royal Dick School of Veterinary Studies dell'ateneo scozzese, ha scoperto nella vitamina D un'alleata della riproduzione per gli ovini di razza Soay che vivono allo stato brado nell'arcipelago di St Kilda: la fertilità è maggiore negli animali con livelli più alti di questa sostanza, prodotta nella pelle dopo l'esposizione solare e presente anche in alimenti come alcune piante. Elevate quantità di vitamina del sole, in altre parole, regalerebbero un vantaggio evolutivo.

Gli studiosi hanno misurato nel sangue delle pecore Soay le concentrazioni di un composto marker collegato ai livelli di vitamina D, scoprendo che gli ovini con quantità maggiori di questa sostanza 'spia' alla fine dell'estate, la primavera successiva hanno partorito più agnellini. Diverse indagini di laboratorio avevano già collegato la vitamina D alla salute riproduttiva di animali e uomini, ricordano i ricercatori. Ma questa è la prima evidenza del legame ottenuta attraverso l'esame diretto di una specie selvatica.

Il lavoro - pubblicato su 'Scientific Reports' e finanziato dal Wellcome Trust e dal Natural Environment Research Council - fa parte di un'indagine a lungo termine sull'evoluzione delle pecore Soay, ovini che da migliaia di anni abitano le isole di St Kilda, di proprietà del National Trust for Scotland e dichiarate nel 1986 dall'Unesco Patrimonio mondiale dell'umanità.

"Il nostro studio - spiega Mellanby - è il primo a collegare lo stato della vitamina D al successo riproduttivo in una popolazione di animali selvatici".

Gli scienziati sperano che in futuro ulteriori indagini potranno aiutare a capire la rilevanza di questi risultati per altri mammiferi, uomo compreso. Tuttavia, precisa l'autore, "analizzare i benefici non scheletrici della vitamina D per la salute negli esseri umani è impegnativo, perché le persone sono esposte a diverse quantità di luce solare ogni giorno. Studiare il rapporto tra la vitamina D sintetizzata dalla pelle o introdotta con la dieta e l'impatto a lungo termine sulla salute - conclude Mellanby - è molto più facile nelle pecore che vivono su una piccola isola".

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