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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

22 febbraio 2018 | 11.48
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"Seppure limitati al settore manifatturiero, i dati di flusso sui rapporti di lavoro indicano un consistente movimento verso il tempo determinato. Questo forte spostamento delle imprese sulle forme contrattuali a tempo determinato pone problemi di analisi e di policy. Le dimensioni dello spostamento, che coinvolge l’insieme dell’economia, appaiono difficilmente motivabili da un esclusivo riferimento a una comparativa maggiore rigidità dei rapporti a tempo indeterminato". Così, in un intervento sul 'Sole 24 ore', Paolo Potestio, ordinario di Economia Politica alla Università Roma 3.

"Individuarne le (probabilmente composite) determinanti -continua- è oggi un problema aperto all’analisi economica. Per quanto riguarda la policy, vale premettere che l’introduzione di flessibilità nelle forme contrattuali è stata nel complesso un processo necessario e positivo. Al di là di qualche margine di pragmatismo nelle decisioni prese, un obiettivo positivo e ultimo di flexsecurity appare l’ispirazione di fondo delle recenti linee di policy".

"È un processo -conclude- da ritenere non concluso. Interventi diretti a favorire un più equilibrato rapporto tra le due tipologie di contratto sono opportuni. Gli sgravi contributivi della Legge di stabilità 2018 potranno dare un aiuto in questa direzione".

"La rapida integrazione occupazionale degli immigrati nel mercato del lavoro italiano indica dunque come essi vadano a coprire le carenze di manodopera esistenti, soprattutto nei lavori meno qualificati dove l’offerta di nativi è carente. Tuttavia tale integrazione sembra avvenire a scapito dei livelli retributivi. Il che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme per gli immigrati stessi, che corrono il rischio essere relegati a un ruolo di marginalità nel mercato del lavoro". E' quanto scrive, in un intervento sul 'Sole 24 ore', Tommaso Frattini, coordinatore dell’Osservatorio sulle migrazioni del Collegio Carlo Alberto-Centro studi 'Luca d’Agliano'.

"E anche per l’Italia -conclude- nel suo complesso: la marginalità lavorativa si può associare a una marginalità sociale. Un obiettivo della politica migratoria potrebbe essere attrarre persone più qualificate e almeno avvicinarsi alla media europea. D’altra parte, se l’istruzione media degli immigrati riflette quella dei nativi, questo significa che il Paese ha un problema più generale: creare più occupazione qualificata, qualunque sia il Paese di nascita dei lavoratori".

"Una Eurozona che rifiuti di mettere in comune almeno una parte dei debiti (ferme restando le responsabilità dei singoli Stati) viene meno a una delle sue ragion d’essere; disconosce la solidarietà tra Stati e all’interno degli stessi, perché alla fine più colpite dalle conseguenze di un debito sproporzionato rispetto al Pil sono le classi deboli e le future generazioni". Così, in un intervento su 'Avvenire' l'economista Angelo De Mattia sul debito pubblico.

"Dimentica, nel contempo -conclude De Mattia- il principio di sussidiarietà, un pilastro del Trattato di Roma, imponendo solo vincoli centrali. Un deciso cambio di strategia sul debito, in Italia, va accompagnato, dunque, da un altrettanta decisa innovazione a livello comunitario".

L'Italia sta molto meglio, ma ha bisogno di continuare le riforme e resta sotto l’occhio dei mercati. Analizza così le sfide del futuro governo, in un'intervista ad 'Avvenire', l’economista tedesco Guntram Wolff, direttore dell’Istituto Bruegel di Bruxelles, considerato il più migliore thinktank di economia internazionale nella Ue e il secondo migliore al mondo.

"Oggettivamente -dice- negli ultimi anni sono state fatte molte cose in Italia: la crescita è tornata, il sistema bancario è molto più solido, migliora anche l’occupazione, il sistema pensionistico è in sicurezza. Indubbiamente però resta incertezza. Dopo il voto ci sarà una maggioranza chiara per un governo? O invece un prolungato periodo di instabilità? Non aiuta che ci sia chi parli di disfare le riforme".

La riforma Fornero "è uno dei grandi punti di forza dell’Italia, e ha il merito che, anziché andare a scapito delle future generazioni, come spesso accade, le mette in sicurezza. Certo, il prezzo è che non si possono alzare troppo le pensioni attuali, o abbassare l’età pensionabile, che si potrebbe fare solo aumentando il debito e a scapito delle future generazioni".

"Un piccolo debito pubblico Ue, ora inesistente, apporterebbe alcune migliaia di miliardi a un tasso d’interesse, verosimilmente, allineato ai più bassi. Quanto raccolto andrebbe veicolato su investimenti produttivi, d’impatto propizio alla crescita economica e all'occupazione". Così, in un intervento sul 'Corriere della Sera', l'economista Enzo Moavero Milanesi.

"Diminuirebbe, allora -conclude- la pressione sugli attuali fondi Ue e anche sui conti dei singoli Stati, con parallela riduzione dell’iniqua divergenza fra Paesi in grado di spendere e Paesi che riescono a farlo solo aumentando il loro debito".

"Chi ha capito il nostro potenziale, ha deciso di investire in qualcosa di esclusivo che mantiene i valori della cultura e della storia legata al territorio in cui siamo nati". A parlare, intervistato dal 'Corriere della Sera', è Stefano Domenicali, ceo di Lamborghini, controllata da Audi, gruppo Volkswagen.

"I capitali -continua- non hanno barriere, nella finanza si spostano dove esiste la possibilità di crescita ma gli investimenti sono stati effettuati peril 99% con risorse italiane, un’equazione perfetta".

"Nel nostro Paese -conclude- si riesce a realizzare tutto quando esiste la volontà di affrontare la sfida. Abbiamo siglato nel 2015 un protocollo di intesa con il governo italiano e con la Regione Emilia Romagna per avere la garanzia che gli stanziamenti avvenissero in loco, in un anno abbiamo raddoppiato lo stabilimento a 160 mila metri quadrati. L’italianità del nostro marchio non è mai stata messa in discussione".

"Rivendico l’impegno della categoria nel proporre un percorso di laurea triennale professionalizzante e abilitante alla professione, che ha contribuito da un lato a delineare la fisionomia delle lauree triennali professionalizzanti previste dal Miur (decreto Fedeli n. 935/2017) in vigore dall’anno accademico 2018/2019, dall’altro a favorire la nascita (al nord, al centro, al sud) di percorsi formativi di eccellenza che mettono in rete atenei, collegi professionali e istituti tecnici Cat, con l’obiettivo di valorizzare il territorio e le sue potenzialità, nonché inserire nel tessuto produttivo giovani di 22 anni con una formazione di livello accademico". E' quanto scrive, in un intervento su 'Italia Oggi', Maurizio Savoncelli, presidente del consiglio nazionale geometri e geometri laureati.

"In Parlamento -conclude Savoncelli- esiste già una proposta di legge che configura la 'laurea del geometra': è l’Atto Camera 4030, 'Disciplina della professione di geometra e norme per l’adeguamento delle disposizioni concernenti le relative competenze professionali'. Il punto di forza più immediato ed evidente è l’interesse trasversale dei diversi schieramenti politici, che ne hanno colto la portata innovativa, l’impegno a far crescere le competenze, a valorizzare la sinergia tra il mondo della scuola, dell’università e del lavoro".

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