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Rigopiano, il primo soccorritore: "Mai visto niente di simile, ricordi ancora vivi"

17 gennaio 2021 | 17.47
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Nella foto Lorenzo Gagliardi

"I ricordi di quei giorni sono ancora molto vivi, come fosse ieri... e invece sono passati già quattro anni. Sono ricordi indelebili". Il maresciallo aiutante della Guardia di Finanza Lorenzo Gagliardi, che comanda la stazione del soccorso alpino di Roccaraso (Aq), intervistato dall'Adnkronos, rammenta "quegli attimi concitati" al suo arrivo, insieme ad altri 11 soccorritori, all'hotel Rigopiano di Farindola, travolto dalla valanga che il 18 gennaio 2017 provocò 29 vittime. Era notte, buio pesto, bufera e gelo. "La strada era interrotta, i mezzi dei soccorritori incolonnati. Adottando tutte le precauzioni, scegliemmo di proseguire per circa 8 chilometri con gli sci. Sapevamo che il rischio valanga era alto - e la montagna non avvisa - ma non c'era altra alternativa. Bisognava fare in fretta e non ci pensammo due volte", racconta.

Una volta giunti sul posto, i soccorritori si trovarono "il nulla di fronte". Tutto raso al suolo, tutto ricoperto dalla neve. "Nel parcheggio l'unica macchina non coinvolta dalla valanga. Dentro i due superstiti - coloro che diedero l'allarme - ai quali chiedemmo cosa fosse successo - continua il maresciallo - Uno di loro visibilmente sconvolto, l'altro era l'operaio manutentore dell'albergo che ancora oggi ringrazio per le sue preziose informazioni".

Iniziate le ricerche, ora dopo ora, uno solo pensiero: "Captare delle voci all'interno della struttura crollata sugli ospiti, valige in mano, riuniti nella hall in attesa dello spazzaneve". Solo nove furono estratti vivi, tra grandi difficoltà, dalla squadra di soccoritori. "L'unico modo di operare era dall'alto verso il basso. Fu infatti fatto un buco sul solaio. Il segno di speranza arrivò con le prime voci delle persone intrappolate. E fu come vedere la luce", aggiunge Gagliardi.

"Ho lavorato in tanti contesti, dal terremoto alle valanghe, anche con vittime, ma mai mi è capitato di vedere qualcosa del genere. E' stato un soccorso unico, qualcosa che non si può dimenticare. Mi auguro solo che non accada più. Nonostante la gioia di aver partecipato alla salvezza di quelle persone, questa tragedia resta una ferita aperta, se penso a tutti i familiari che hanno perso i propri cari", evidenzia Gagliardi. E poi: "non chiamatemi 'eroe', faccio semplicemente il mio lavoro". (di Sibilla Bertollini)

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